CRISTOFORO COLOMBO, TEMPLARE ED ALCHIMISTA
di Ruggero Marino

La
scoperta dell'America è un evento che ha nel suo artefice un simbolo scelto
per impersonare in terra lo Spirito Santo, in un disegno che ha radici antiche
e sinora mai svelate. Che ruolo ebbe in quest'impresa Innocenzo VIII, il papa
tradito? Fu Colombo un erede di conoscenze esoteriche?
Chi era Cristoforo Colombo? Da dieci anni inseguiamo la sua storia su percorsi completamente diversi da quelli imposti dalla tradizione. Laddove l'icona di un marinaio coraggioso e visionario, avido e ignorante, premiato dai risultati dei suoi viaggi oltre i suoi effettivi meriti, cambia completamente. Da dieci anni, come detto, inseguiamo una verità diversa. Confrontandoci con l'atteggiamento spocchioso e derisorio della critica all'inizio, per approdare lentamente ad una serie di riconoscimenti e di ammissioni plateali di quanto fino a ieri negato. Per non parlare dei "plagiator cortesi", a volte e per alcuni versi anche utili, incontrati lungo la strada. In un percorso che ebbe inizio in quella sorta di manifesto, che ci fu consegnato molto tempo fa da un lettore del giornale sul quale scrivevamo, e contenuto nelle parole di Benedetto Croce: "La maggior parte dei professori hanno definitivamente corredato il loro cervello come una casa nella quale si conti di passare comodamente tutto il resto della vita, da ogni minimo accenno di dubbio diventano nemici velenosissimi, presi da una folle paura di dover ripensare il già pensato e doversi mettere al lavoro. Per salvare dalla mente le loro idee preferiscono consacrarsi, essi alla morte dell'intelletto." In dieci anni alcuni preconcetti sono stati rimossi, figure di primo piano dell'avventura colombiana sono riemerse, in un assemblaggio certosino di tasselli che vengono a completare un affresco del tutto inedito. D'altronde le vicende si sono tramandate e sono state studiate attraverso le cronache dei vincitori di quella partita, che furono i re di Spagna. I loro cortigiani hanno abilmente provveduto a camuffare la verità. Verità che fu occultata anche a Roma con il papato di Alessandro VI, quel Rodrigo Borgia, spagnolo, che venne eletto, come scrive Chaunu, con "gli intrighi" degli stessi re spagnoli. Spagna-Vaticano rappresentano "l'asse della menzogna" della storia colombiana. Ma per questo rimandiamo al libro "Cristoforo Colombo e il Papa tradito" (prima edizione con la Newton Compton nel 1991) che, nella sua quarta edizione ampliata e aggiornata e con prefazione di Franco Cardini (un accademico che non solo sa scrivere e farsi leggere, ma è aperto al confronto), è stato pubblicato nel 1997.
Il Papa occultato

In
quell'opera emergeva dal passato soprattutto la figura di quello che chiamavamo
il "papa desaparecido": Innocenzo VIII, genovese, della famiglia dei Cybo proveniente
dall'Oriente ed in particolare da Rodi, l'isola di quei cavalieri, oggi di Malta,
che avevano ereditato i beni (forse non solo quelli) dei Templari. Innocenzo
VIII rimane sulla cattedra di Pietro dal 1484 al 1492. Muore esattamente sette
giorni prima della partenza di Colombo, che chiaramente salpa da Palos senza
essere a conoscenza che il "suo" papa è morto. Quasi certamente il papa muore
non proprio secondo natura, visto che il pontefice successivo è il Borgia, tristemente
noto per l'uso della "cantarella", un veleno che gli consentiva di accelerare
i suoi scellerati disegni. Ma questa è una storia già scritta. Veniamo piuttosto
ad un versante dell'indagine, che si fa sempre più intrigante e che apre prospettive
ancora una volta mai percorse, lungo l'ampio spettro che si dilata in una ricerca
più approfondita del viaggio alle Americhe. Laddove l'Ammiraglio delle Indie
viene a perdere la prospettiva di un solitario sognatore, per diventare il terminale
di un piano a lungo coltivato e programmato, nell'attesa del tempo migliore.
Un piano che fa capo ad una cerchia di persone dalle mire universalistiche,
se vogliamo di "illuminati". In un'operazione che parte almeno 50 anni prima
e che fa capo soprattutto alla Chiesa di Roma. Ma quale Chiesa? Quale corrente
di pensiero all'interno della stessa Chiesa, dove, come è noto, si scontrano
posizioni spesso opposte e inconciliabili? Da tempo andiamo sottolineando
il fatto che la "radiografia" di Colombo e del suo pensiero si svela in alcune
frasi che compaiono nei suoi scritti. In particolare quando afferma che "lo
Spirito Santo è presente in cristiani, musulmani ed ebrei" e che il "suo
sapere" deriva dall'aver studiato testi cristiani, musulmani, ebrei e di qualsiasi
altra setta. Non è il corso di studi di un semplice marinaio. Colombo
era uno scienziato, esperto nelle cosiddette arti del "quadrivio", un uomo predestinato
("nato facto" scrive papa Borgia) all'impresa per la quale viene preparato.
Anche papa Innocenzo VIII, papa cristiano, cattolico, romano ha a che vedere
con musulmani ed ebrei. Il padre si chiamava Aronne, un nome ebreo, la nonna
Saracina, un nome di derivazione musulmana. Il padre diventa viceré di Napoli
in quella città dove, come è detto in tutte le biografie, Innocenzo VIII ebbe
molti figli. Nel sangue del pontefice si concentravano le tre religioni monoteiste:
ancora una volta la riconciliazione degli opposti. Colombo e Innocenzo si muovono
in sintonia, al punto da ipotizzare una consanguineità. Due testi dei primi
anni del Cinquecento parlano di un "Columbus nepos" (il primo trovato
dal professor Baldacci a Roma, il secondo dal professor Finzi a Perugia). Nipote
nel costume dei pontefici del tempo voleva dire anche "figlio". Ma quanto meno
nipote. In un elemento dell'indagine suggestivo e di facile presa, che abbiamo
volutamente tenuto basso per molto tempo per evitare, da giornalista, la facile
e strumentale accusa di voler cercare lo "scoop" quando puntavamo invece a raggiungere
una base di credibilità a tutto campo. Raggiunto l'obiettivo si può anche alzare
il tiro su questo e su altri aspetti del mistero colombiano.
Un tracciato ermetico
Ed ecco, sempre di più, nelle vite parallele del papa e di Colombo inserirsi un tracciato ermetico ed esoterico da ripercorrere, che fa dei protagonisti due personaggi ai limiti dell'eresia. Ben poco si sa di papa Cybo, un papa colpito, fra l'altro, da "damnatio memoriae", massacrato dalla storia. Resta il fatto che Giovanni Battista Cybo dedica il suo pontificato al Giovanni Battista, il santo decollato, il Precursore, colui che battezza Cristo ed annuncia l'avvento del Messia. Nello stesso Colombo alcuni ravvisano una sorta di San Giovanni Battista, un Precursore, dato che va piantando la croce nelle nuove terre da evangelizzare, battezzando i pagani. Così Cuba, che in un primo momento crede terraferma, viene battezzata dallo scopritore "Juana", Giovanna, che sono anche le stesse lettere di Genova-Janua, così come per Colombo-Ulisse Itaca può diventare, in un gioco di vocali e di consonanti (come è stato già scritto), Catai. Senza dimenticare che Genova prende il nome da Giano, il dio bicefalo della pace e della guerra. Una guerra, una crociata che dalle Americhe avrebbe dovuto riportare la cristianità anche a Costantinopoli e a Gerusalemme e che secondo gli intenti avrebbe dovuto portare il mondo ad un nuovo tempo dell'oro, quindi alla pace e all'armonia universale, con l'oro delle Indie. Il cerchio (non solo geografico) si completava e si chiudeva in una visione apocalittica che aveva nel Cinquecento, con previsto Giubileo, il suo acme e il suo punto di partenza. Nella visione escatologica di cui Colombo è seguace, secondo le profezie dell'abate calabrese Gioacchino da Fiore, popolare fra i francescani che Colombo (in morte indossa il saio dell'ordine) frequenta. Così al ritorno dal primo viaggio, nella primavera del 1493, Colombo si dice pronto a mettere in piedi di lì a sette anni (la fine del secolo, il Giubileo) un esercito in grado di riconquistare il Santo Sepolcro, in mano agli infedeli. L'Apocalisse-rivelazione era in atto. Si rivelavano, secondo le profezie (e Colombo scrive un "libro delle profezie" che pochi colombisti hanno letto), le isole e terre nuove annunciate nell'Apocalisse, la Gerusalemme celeste si confondeva con quella terrena, all'epoca del Padre e del Figlio avrebbe fatto seguito l'epoca dello Spirito Santo, secondo i vaticinii gioachimiti. Non c'era molto tempo per ricondurre l'umanità al felice e primigenio tempo dell'oro, in un tempo in cui le fedi non solo si combattevano, ma si incrociavano. Come le conoscenze. In una visione anche alchemica, che passa per il cammino dell'oro fisico, ma che avrebbe dovuto approdare all'oro dello spirito, quell'oro così prezioso per Colombo al punto da portare anche "le anime al paradiso".
Simboli di tradizione antica
Strano
nome quello di Cuba. Si vuole che sia di derivazione india, ma nel "Diario di
bordo" del navigatore la prima volta che la si nomina viene chiamata Colba.
Strane assonanze ha invece Cuba con l'etimologia del cognome Cybo che è Cubus
o Cubos: il cubo figura misterica per eccellenza, pietra angolare di una nuova
chiesa da fondare, su cui edificare la nuova città cubica, la Gerusalemme divina,
crocevia di fedi. Non solo il cubo, i cubetti presenti anche nello stemma di
papa Cybo, ma anche i quadretti, in un gioco di scacchi che oscillano fra ortodossia
e gnosi, fra osservanza e trasgressione. Quegli stessi cubi, quegli stessi quadretti,
che compariranno in seguito nella simbologia massonica o se vogliamo già comparsi
nel gioco del bianco e del nero del baussan dei Templari. E poiché abbiamo parlato
di stemmi varrà la pena di ricordare che a legare ancora di più Colombo a
Cybo c'è il primo stemma del navigatore che, in una sua parte, in seguito fatta
sparire, accoglie gli stessi colori delle insegne della famiglia Cybo, come
abbiamo già a suo tempo evidenziato in un'intervista fattaci dal professor Tanturri
e pubblicata sulla rivista "Libro aperto". In un'indissolubilità che è una vera
e propria staffetta fra il marinaio e il papa definito "marinaro", al punto
da farci pensare a volte (come qualcuno che ci ha avvicinato continua a sostenere)
che possano essere la stessa persona, ulteriore ipotesi da vagliare visto che
il giorno della morte di Innocenzo VIII, avvenuta il 25 luglio del 1492 è anche
il giorno in cui si celebra la festività di San Cristoforo. In un ginepraio
senza fine, in una verità che appare e scompare mutando sempre, come in un film
di Kurosawa. Né è da escludere che il papa marinaro, legato per tradizione e origine familiare
ai cavalieri del mare di Rodi, possa aver partecipato, con Colombo-figlio o
meno, ma anche semplicemente "nepos", ad un precedente "predescubrimiento" dell'America.
Ipotesi più volte avanzata per quanto riguarda unicamente Colombo. In un intreccio
che si precisa e si porta a compimento nella lunga scia di una corrente di pensiero
esistente all'interno della Chiesa. Scia che potrebbe rappresentare un'onda
anomala nei confronti di un integralismo cattolico e romano, geloso delle proprie
prerogative e delle proprie mire e pertanto chiuso a riccio. In un gioco di
specchi che coinvolge le figure di due santi-simbolo: San Giovanni Battista
(ha lo stesso nome del pontefice), ma anche San Giovanni Evangelista, al quale
Colombo dedicherà la prima isola toccata nel suo secondo viaggio, l'odierna
Portorico con l'odierna capitale San Juan. Sono i santi dei nuovi tempi e della
fine dei tempi, sono i santi al quale sono votati i cavalieri, dai Templari
ai cavalieri di Malta fino alla Massoneria. Colombo non ci sono dubbi era un
cavaliere, anche dell'ideale, a dispetto di accuse che non si possono in questa
sede confutare. Devoto dell'Evangelista, con il suo vangelo misterico e con
l'Apocalisse, ne recita i versetti nel momento del pericolo come quando, dopo
la preghiera, taglia con la spada la tempesta che sta per travolgerlo, acquietando
gli elementi, nemmeno fosse uno sciamano. In un rito che ancora oggi ripetono
i pescatori siciliani di fronte al fortunale (l'abbiamo ascoltato in una puntata
di "Linea blu"), in un cerimoniale dal nome "dragonara", dove si fa uso della
lama di un coltello. Come se non bastasse il Battista è il santo di Genova e
di Firenze, le due città da cui provengono la metà dei finanziamenti dati a
Colombo, attraverso famiglie imparentate ai Cybo e tramite un banchiere di Lorenzo
il Magnifico. Che era il consuocero di Innocenzo VIII.
L'Opera di Colombo
Visto che abbiamo accennato allo stemma di Colombo varrà la pena di esaurire l'argomento. A parte quell'eredità araldica che Colombo si trascina e che rimanda ai Cybo, a conferma che l'Ammiraglio delle Indie non era un "signor nessuno", visto che i re di Spagna gli concedono di aggiungere le nuove armi alle "sue" armi. Il resto si compone di quattro quarti che siamo convinti rimandano ai quattro elementi: terra, acqua, aria e fuoco. In un complicato "puzzle" costruito da un "iniziato" costretto dagli eventi a nascondersi. La torre e il leone sono due simboli precisi: athanor e materia prima; terre ed isole nuove, in un ulteriore richiamo all'Apocalisse, sono d'oro, le ancore/croce, a forma di "tau", sono cinque, come le cinque zone (la zona degli equinozi, i poli e i tropici) in cui, sia pure contro il parere di Sant'Agostino, si divideva il mondo. Alla simbologia alchemica si aggiunge il fatto che il figlio Fernando scrive che il padre era di Terrarossa, un elemento imprescindibile per la grande opera alla ricerca della pietra filosofale. Che in sostanza è un vertice di perfezione, verso il quale dovrebbe camminare l'umanità. Non trascurando il particolare che due brevi scritti in latino di Colombo sono due "ricette". In una delle quali viene citato anche lo zolfo. Qualcosa che introduce ad un mondo fatto di alambicchi, ma non per questo ad un unico cliché. Colombo lo ripetiamo è personaggio molto più complesso di quanto si voglia fare credere. Che in italiano scrive. "Dopo el peccato delli primi parenti cadendo l'homo de male en pegio perdete la simigliança de Dio, como dice el salmista, prese similitudine de bestia". L'uomo è dunque la scintilla divina perduta e da riconquistare secondo il computo dei tempi che osservano gli ebrei. Il viaggio attraverso la via umida dell'oceano tenebroso non è che il "passagium" obbligato e ormai non rinviabile, visto che secondo noi, per motivi svariati che lo spazio non ci consente di spiegare, Colombo non scopre niente, ma si limita ad essere lo strumento di una "rivelazione" per la quale è stato preparato come si farebbe oggi per un astronauta. Anche il suo nome è talmente perfetto da evidenziare che si tratta di un nome d'arte, come spesso in cifra è tutta l'esistenza di Colombo. In una coperta troppo corta: chi è dalla parte della Chiesa tira da una parte, chi è contro tira dall'altra. Colombo e il papa sono di quei personaggi bordline, vissuti sul crinale di un universalismo sopra le parti, che non accontentando nessuno finisce per inimicarsi tutti. Quasi sempre la costruzione impossibile dell'utopia si paga di persona.
La Colomba di Cristo
Colombo come
la colomba dello Spirito Santo (al nord Colombo equivale all'Esposito del sud,
figlio di padre ignoto e quindi della colomba dello Spirito Santo), come la
colomba che annuncia a Noè la nuova terra dopo l'attraversamento del diluvio-oceano.
Cristoforo come portatore di Cristo, come il Battista e il Precursore, come
il santo che traversa le acque, affondando sotto il peso di un Cristo bambino
che reca in mano un mondo sferico. Fede, gnosi, cabala, alchimia, scienza tutto
ruota in Colombo che, a quanto pare dopo il primo viaggio, quando la chimera
comincia già ad andare in frantumi, sotto il peso della nuova ragion di Stato
nel connubio Spagna-Vaticano, si firma con uno strano criptogramma, fino ad
ora mai completamente risolto:
.S.
.S.A.S.
X M Y
Xpo Ferens
Sono 500 anni
che si cerca di dare una spiegazione plausibile al rebus. Non male per un marinaio
ignorante, che ha fatto scervellare senza esito fior di studiosi. Sulla scorta
di chi ci ha preceduto e con una serie di decriptazioni innovative, riteniamo
che la chiave di lettura sia nella forma triangolare, nel numero delle lettere
e nel richiamo alla Trinità e all'Apocalisse, che in Colombo è ricorrente. Il
triangolo è il triangolo dello Spirito Santo e della Trinità, la figura geometrica
che può incorporare il quadrato-cubo-Cybo ed il cerchio, il mondo finalmente
completato nella sfera. Le lettere sono sette, numero perfetto, il numero che
più ricorre nell'Apocalisse di San Giovanni, che è dato dalla somma fra la Trinità
e i quattro angoli del mondo-terra (nuovo o vecchio che sia) e che offre come
risultato la sfera celeste, alla quale si omologa la sfera terrena, nella convinzione
particolarmente avvertita nel Rinascimento, della corrispondenza macrocosmo-microcosmo,
secondo il principio "così in alto come in basso". Alla ricerca dell'armonia
universale. In un ennesimo rinvio all'ermetismo, all'esoterismo, all'alchimia,
alla cabala. Anche le .S., con i relativi punti, un'usanza che è dell'ebraismo,
si ripetono trinitariamente per tre volte: Spirito Santo, Santo Salvatore (San
Salvador), salvezza salvifica. La A, a nostro avviso, sta per Apocalisse, intesa
come rivelazione; la X, la M e la Y hanno ancora una volta un triplice significato:
cristiani, mori, giudei; Cristo, Maria, Giovanni (Battista ed Evangelista);
e forse ancora Cristo, Maria, Gerusalemme. Fino a rivelare una sconvolgente
Trinità: Cristo, Maometto, Javeh. Gerusalemme è la Città Santa, che rappresenta
la vera destinazione per la quale il navigatore si accinge ad un'impresa talmente
avversata da essere costretto a parlare "anche delle cose materiali" (sono parole
sue) per convincere i re spagnoli. Singolare che le stesse lettere del criptogramma
colombiano figurino, sia pure in un ordine diverso, in una delle molteplici
firme (come ci scrisse un giovane appassionato, Mario Farneti), di un ceramista
eugubino, Mastro Giorgio, i cui riflessi dorati e in odore di alchimia, non
si sono mai più potuti ripetere. Si aggiunga che più di una volta Colombo si paragona o viene paragonato a
Mosè,
in un'investitura che gli viene, come lui stesso racconta, addirittura tramite
l'apparizione e la voce di Dio, che lo rimprovera in un momento di gravissima
crisi, non solo fisica. Nell'opera di uno studioso, che affonda nel simbolismo
ebraico, Mosè viene visto non solo come legislatore, guida e organizzatore del
popolo di Israele, ma anche come una sorta di patrono dell'alchimia. E se anche
così non fosse sarebbe sufficiente il Mosè che traghetta il popolo eletto (la
nuova umanità che deve nascere) verso la Terra promessa (agli ebrei, ma non
solo a loro) proprio come fa il navigatore genovese. Ma tutto questo poteva essere condiviso dai re spagnoli e dal papa spagnolo
Borgia? All'oro dello spirito avrebbero di gran lunga privilegiato l'oro della
materia, al sogno utopico la realtà del potere e della ricchezza. In un'appropriazione
indebita che ha cambiato la storia per 500 anni. In quell'eterno western fra
bene e male che è la storia del mondo e dell'umanità. Nel quale Cybo, Colombo
e quanti con loro si schierarono finirono per essere sconfitti e per scomparire,
quasi sempre di veleno.
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Chi è Ruggero
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