Cristoforo Colombo e Marco Polo - Cristoforo Colombo e Marco Polo

UN LIBRO ANTICO E IL MILIONE
GUIDANO COLOMBO IN AMERICA
II°


IL LIBRO "SEGRETO"

Nel Rinascimento il passato riemergeva dagli studi come dagli scavi. Ogni scoperta è il segno di un ciclo che si è conclùso. Un altro se ne deve aprire: nuovo ed antico allo stesso tempo. Il Rinascimento è il tentativo più concreto e convinto, operato dallo spirito dell'uomo, per una convergenza piena verso l'ideale. In una "plenitudo" universale. Ideale doveva essere lo stato, ideale la città, come nella surreale e metafisica tempera su tavola di Luciano Laurana. Ideali gli incontri fra genti, come nei capolavori ricorrenti della visita della regina di Saba a Salomone. Ideale l'uomo. Tutto era trasyersale, tutto si incrociava, tutto era sinergico. Una fusione aurea, come nei sogni alchemici. Per ottenere la sintesi ultima degli opposti perseguita dalle menti tipicamente rinascimentali. Che miravano alla resurrezione in terra, da fare coincidere con quella nei cieli. Ma tutto si poteva anche inesorabilmente separare, dividere per sempre. Almeno fino ai nostri giorni. Come puntualmente è avvenuto. Platone scrive dell'oro, delle figure geometrìQhe, del triangolo e del cubo in particolare. Non può essere assente nelle letture dei "filosofi", che eoltivò Colombo. Platone diceva che la malattia più grave di tutte è l'ignoranza. Morbo che Colombo, a differenza dei suoi denigratori in vita e di molti togati suoi critici in morte, non ebbe. Persino un regista, Ridley Scott, nel bel film "1492. La conquista del paradiso" fa porre da Pinzòn a Colombo un'acuta
4omanda: "Ma che cifa un marinaio in un conve4-~ to per sette anni con i francescani?". Il navigatore ~ è nel pieno delle sue forze, è avido di scoperte, di I esperienze nuove ed ardite. Eppure indugia. E vero, ~ aspetta l'assenso definitivo dei re. Ma deve ap-~ profondire prima di tutto le basi culturali per ~ un impresa che non può fallire. Legge e rilegge. Tenta di dare, nel suo pensiero, una forma più vjcj-. na possibile alla verità per un mondo deformato,~ come in uno specchio mendace. Diventato, nel mi-. ~ gliore dei casi, una sfera piatta. L'impresa del navigatore superava ogni visione di parte, ogni interpretazione geografica e, conseguentemente, politica, ideologica, teologica. Ciascuno enfatizzava sulle carte il proprio ruolo ed i propri possedimenti. Gerusalemme diventava quasi sempre l'ombelico del mondo, il centro dal quale il cerchio e la luce si dipartivano. L'est veniva spesso collocato al posto del nostro nord, mentre nell'uso arabo il sud era in: alto, in un rovesciamento completo rispetto ai nostri giorni. Gli errori dell'ignoranza si sommavano, alle nozioni alterate, per approssimazione o per convenienza. La geografia colombiana azzera di colpo ogni visione precedente. Carte, libri, codici, più che le persone fisiche delle leggende che proliferano in funzione anti-e-ante-Colombo, sono i '~pi-. loti sconosciuti" che detteranno la rotta all'uomo chiamato a rivelarla. A cominciare da un testo che, come di consueto, affonda nel mistero e nel passato. A farci da guida nelle nozioni di Colombo è ancora Piri Reis, il turco 'infedele' (la definizione era valida nei due sensi, veniva ugualmente adoperata dai seguaci delle due religioni nei confronti dei devoti dell'altra) nella sua opera maggiore, il "Kitabi Bahriyye", "Il libro della marina". "Questa terra è chiamata Antille - scrive l'Ammiraglio della mezzaluna - Se sei pronto ad ascoltare come quelle isole furono scoperte. C'era un saggio uomo a Genova chiamato "Kolòn ". Eglifu felice nel trovare un libro interessante che doveva risalire ad un'epoca precedente a quella di Alessandro Magno. Questo libro conteneva tutte le informazioni sui mari.. .efu così che il saggio uomo navigò e scoprì queste isole aprendo la strada... Egli agì in sintonia con questo libro che rivelava l'esistenza delle Antille" (4). Oltre alla carta, un libro antichissimo, precedente addirittura l'epoca di Alessandro Magno. L'esistenza delle Antille era confermata da Isidoro di Siviglia (560-636 d. C.) un dottore della chiesa, le cui opere fecero da cerniera fra il mondo classico e quello medioevale. Isidoro favoriva la rinascita della cultura e delle lettere, accennava agli antipodi. Rinnegando l'idea di un mondo fatto a T, come una croce, in cui i tre continenti rimàndavano ai tre figli di Noé: Sem per l'Asia, Cam per l'Africa e Japhet per l'Europa. Quando non era concepibile, tanto meno ammissibile, una civiltà senza padii. Indipendente da Abramo, Noè, Mosè. Ma nelle "Etimologie" di Isidoro si leggeva: ". . .dicono che ci sia un altro continente fra i tre oggi conosciuti, olàe l'oceano, da nord a sud e laggiù il sole è molto caldo come in nessun altro nostro paese" (5) 11 libro "galeotto" di Colombo è ricordato ancora nella lunga didascalia che accompagna la mappa del geografo musulmano Piri Reis: "Cadde cioè fra le mani di Colombo un libro in cui apprese che ai confini del Mare d'Occidente, cioè ad ovest, esistevano delle coste e delle isole e ogni genere di miniere e anche pietre preziose. Avendo letto da un capo all'altro quell'opera..." (6) Un ulteriore particolare avvalora una conoscenza precisa del continente nascosto. Che può essere ricondotta solo all'esperienza di precedenti esploratori occultati o cancellati dalla memoria. Rinsaldando la tesi che quelle terre non fanno parte di un'India già nota, dall'alto grado di civiltà, ma di un'India selvaggia e assente dalle mappe in circolazione. Laddove il libro avverte che gli abitanti di quelle lande apprezzavano molto le perline di vetro (le biglie che porterà Colòmbo per i suoi baratti). Pronti a dare in cambio le loro perle, che si ~tiovavano sul litorale, ad appena due braccia di Profondità.

IL "MILIONE" DI COLOMBO

Terre di perle, di oro, di miniere, di pietre preziose. ~Ne parlava il libro antico, che Colombo aveva e che fløn à'è più. Ne scrive nel suo "Milione" Marco Poj6(1254~1324). L' "identikit" di quelle terre indiafleKlontanissime, smisurate, ricchissime sembra tuttaVia~ collimare perfettamente. Parallelamente alle aspettative di Colombo. Stesse descrizioni, stessi Particolari. Eppure proprio il racconto di Marco Polo avrebbe confuso le idee di Cristoforo Colombo. È possibile? Questa volta il libro, commentato da Colombo, esiste. Il veneziano aveva preceduto il genovese, raggiungendo la Cina due secoli prima. Puntando verso l'Asia per la via di terra. In compagnia del padre Niccolò e dello zio Matteo. Per lasciare alla posterità, dalla prigionia di Genova, la sua narrazione con l'ausilio della penna di Rustichello da Pisa. Un autore noto, che aveva divulgato il ciclo bretone~ la leggenda di Re Artù. Ci interesserebbe sapere come è nato il rapporto fra un uomo di lettere riverito ed un mercante, per quanto famoso, sbattuto in galera. Né ci risulta che altri abbiano investigato in questo senso. L'origine veneziana di Marco richiama l'ininterrotto rapporto fra la città lagunare del Marco dei Vangeli (diventato il santo della Serenissima) con l'Oriente, con la Costantinopoli "seconda Roma". Che un crociato aveva definito la città "che sopra ogni altra era sovrana'. Con il suo Corno d'oro, con le sue porte d'oro, dove si favoleggiava che leoni d'oro facessero, con il loro ruggito, sollevare in volo uccelli d'oro. Laggiù, su quel mare dorato nel tramonto, nella località che i cavalieri che portavano la croce avevano chiamato "il braccio di San Giorgio", i Polo possedevano, non lontano da quella dei concittadini Zeno (!) che figurano fra i tanti presumibili pre-scopriton dell'America, una casa. Ancora vi risiedeva-no tra il 1260 ed il 1261 (7). Costretti in seguito a fuggire, travolti dall'evolversi degli eventi, in una regione che covava rancore verso la Chiesa di Roma, i Polo ripararono a Soldaia, non lontano da Caffa, che avrebbe registrato negli anni a venire l'espansione di una ricca e fiorente colonia genovese. Un avamposto cristiano in un'area non proprio fedele, strategicamente ed economicamente importante, che verrà perduto in seguito all'avanzata dei Turchi, dopo la metà del quattrocento. A Soldaia c'era un convento di frati francescani. Per quanto ci si sposti lungo l'arco degli anni, dei secoli, delle città, dei paesi, dei continenti, i nomi dei luoghi, come quelli dei protagonisti, appaiono e scompaiono, ma mantengono qualcosa o qualcuno che li lega indissolubihuente fra loro. In quegli anni, sul fronte della Galileà occidentale i Mongoli venivano sconfitti dai Mamelucchi, che già si erano impossessati dell'Egitto. I Mamelucchi erano d'origine turca. Il pericolo comune e ricorrente per l'estremo Oriente come per l'Occi~ dente. Nella lotta senza fine sino ai giorni nostri.

4) Afetinan A., Life and works of Piri Reis. The oldest map of America, Turkish Historical Society, Ankara 1987, pag. 22
5) Afetinan A., op. cit., pag. XX..
6) Bausani Alessandro, L'Italia nel Kitab-i Bahriyye di Piri Reis, Eurasiatica 19 Venezia 199, pag. 10.
7) Zorzi Alvise, Vita di Marco Polo veneziano, Rusconi Editore, Milano 1982, pag. 10.

 

(Fine prima parte )

 

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