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UN
LIBRO ANTICO E IL MILIONE
GUIDANO COLOMBO
IN AMERICA
II°
IL
LIBRO "SEGRETO"
Nel
Rinascimento il passato riemergeva dagli studi come dagli scavi. Ogni
scoperta è il segno di un ciclo che si è conclùso.
Un altro se ne deve aprire: nuovo ed antico allo stesso tempo. Il Rinascimento
è il tentativo più concreto e convinto, operato dallo
spirito dell'uomo, per una convergenza piena verso l'ideale. In una
"plenitudo" universale. Ideale doveva essere lo stato, ideale
la città, come nella surreale e metafisica tempera su tavola
di Luciano Laurana. Ideali gli incontri fra genti, come nei capolavori
ricorrenti della visita della regina di Saba a Salomone. Ideale l'uomo.
Tutto era trasyersale, tutto si incrociava, tutto era sinergico. Una
fusione aurea, come nei sogni alchemici. Per ottenere la sintesi ultima
degli opposti perseguita dalle menti tipicamente rinascimentali. Che
miravano alla resurrezione in terra, da fare coincidere con quella nei
cieli. Ma tutto si poteva anche inesorabilmente separare, dividere per
sempre. Almeno fino ai nostri giorni. Come puntualmente è avvenuto.
Platone scrive dell'oro, delle figure geometrìQhe, del triangolo
e del cubo in particolare. Non può essere assente nelle letture
dei "filosofi", che eoltivò Colombo. Platone diceva
che la malattia più grave di tutte è l'ignoranza. Morbo
che Colombo, a differenza dei suoi denigratori in vita e di molti togati
suoi critici in morte, non ebbe. Persino un regista, Ridley Scott, nel
bel film "1492. La conquista del paradiso" fa porre da Pinzòn
a Colombo un'acuta
4omanda: "Ma che cifa un marinaio in un conve4-~ to per sette anni
con i francescani?". Il navigatore ~ è nel pieno delle sue
forze, è avido di scoperte, di I esperienze nuove ed ardite.
Eppure indugia. E vero, ~ aspetta l'assenso definitivo dei re. Ma deve
ap-~ profondire prima di tutto le basi culturali per ~ un impresa che
non può fallire. Legge e rilegge. Tenta di dare, nel suo pensiero,
una forma più vjcj-. na possibile alla verità per un mondo
deformato,~ come in uno specchio mendace. Diventato, nel mi-. ~ gliore
dei casi, una sfera piatta. L'impresa del navigatore superava ogni visione
di parte, ogni interpretazione geografica e, conseguentemente, politica,
ideologica, teologica. Ciascuno enfatizzava sulle carte il proprio ruolo
ed i propri possedimenti. Gerusalemme diventava quasi sempre l'ombelico
del mondo, il centro dal quale il cerchio e la luce si dipartivano.
L'est veniva spesso collocato al posto del nostro nord, mentre nell'uso
arabo il sud era in: alto, in un rovesciamento completo rispetto ai
nostri giorni. Gli errori dell'ignoranza si sommavano, alle nozioni
alterate, per approssimazione o per convenienza. La geografia colombiana
azzera di colpo ogni visione precedente. Carte, libri, codici, più
che le persone fisiche delle leggende che proliferano in funzione anti-e-ante-Colombo,
sono i '~pi-. loti sconosciuti" che detteranno la rotta all'uomo
chiamato a rivelarla. A cominciare da un testo che, come di consueto,
affonda nel mistero e nel passato. A farci da guida nelle nozioni di
Colombo è ancora Piri Reis, il turco 'infedele' (la definizione
era valida nei due sensi, veniva ugualmente adoperata dai seguaci delle
due religioni nei confronti dei devoti dell'altra) nella sua opera maggiore,
il "Kitabi Bahriyye", "Il libro della marina". "Questa
terra è chiamata Antille - scrive l'Ammiraglio della mezzaluna
- Se sei pronto ad ascoltare come quelle isole furono scoperte. C'era
un saggio uomo a Genova chiamato "Kolòn ". Eglifu felice
nel trovare un libro interessante che doveva risalire ad un'epoca precedente
a quella di Alessandro Magno. Questo libro conteneva tutte le informazioni
sui mari.. .efu così che il saggio uomo navigò e scoprì
queste isole aprendo la strada... Egli agì in sintonia con questo
libro che rivelava l'esistenza delle Antille" (4). Oltre alla carta,
un libro antichissimo, precedente addirittura l'epoca di Alessandro
Magno. L'esistenza delle Antille era confermata da Isidoro di Siviglia
(560-636 d. C.) un dottore della chiesa, le cui opere fecero da cerniera
fra il mondo classico e quello medioevale. Isidoro favoriva la rinascita
della cultura e delle lettere, accennava agli antipodi. Rinnegando l'idea
di un mondo fatto a T, come una croce, in cui i tre continenti rimàndavano
ai tre figli di Noé: Sem per l'Asia, Cam
per l'Africa e Japhet per l'Europa. Quando non era concepibile, tanto
meno ammissibile, una civiltà senza padii. Indipendente da Abramo, Noè,
Mosè. Ma nelle "Etimologie" di Isidoro si leggeva: ". . .dicono che
ci sia un altro continente fra i tre oggi conosciuti, olàe l'oceano,
da nord a sud e laggiù il sole è molto caldo come in nessun altro nostro
paese" (5) 11 libro "galeotto" di Colombo è ricordato ancora nella lunga
didascalia che accompagna la mappa del geografo musulmano Piri Reis:
"Cadde cioè fra le mani di Colombo un libro in cui apprese che ai confini
del Mare d'Occidente, cioè ad ovest, esistevano delle coste e delle
isole e ogni genere di miniere e anche pietre preziose. Avendo letto
da un capo all'altro quell'opera..." (6) Un ulteriore particolare avvalora
una conoscenza precisa del continente nascosto. Che può essere ricondotta
solo all'esperienza di precedenti esploratori occultati o cancellati
dalla memoria. Rinsaldando la tesi che quelle terre non fanno parte
di un'India già nota, dall'alto grado di civiltà, ma di un'India selvaggia
e assente dalle mappe in circolazione. Laddove il libro avverte che
gli abitanti di quelle lande apprezzavano molto le perline di vetro
(le biglie che porterà Colòmbo per i suoi baratti). Pronti a dare in
cambio le loro perle, che si ~tiovavano sul litorale, ad appena due
braccia di Profondità.
IL
"MILIONE" DI COLOMBO
Terre
di perle, di oro, di miniere, di pietre preziose. ~Ne parlava il libro
antico, che Colombo aveva e che fløn à'è più. Ne scrive nel suo "Milione"
Marco Poj6(1254~1324). L' "identikit" di quelle terre indiafleKlontanissime,
smisurate, ricchissime sembra tuttaVia~ collimare perfettamente. Parallelamente
alle aspettative di Colombo. Stesse descrizioni, stessi Particolari.
Eppure proprio il racconto di Marco Polo avrebbe confuso le idee di
Cristoforo Colombo. È possibile? Questa volta il libro, commentato da
Colombo, esiste. Il veneziano aveva preceduto il genovese, raggiungendo
la Cina due secoli prima. Puntando verso l'Asia per la via di terra.
In compagnia del padre Niccolò e dello zio Matteo. Per lasciare alla
posterità, dalla prigionia di Genova, la sua narrazione con l'ausilio
della penna di Rustichello da Pisa. Un autore noto, che aveva divulgato
il ciclo bretone~ la leggenda di Re Artù. Ci interesserebbe sapere come
è nato il rapporto fra un uomo di lettere riverito ed un mercante, per
quanto famoso, sbattuto in galera. Né ci risulta che altri abbiano investigato
in questo senso. L'origine veneziana di Marco richiama l'ininterrotto
rapporto fra la città lagunare del Marco dei Vangeli (diventato il santo
della Serenissima) con l'Oriente, con la Costantinopoli "seconda Roma".
Che un crociato aveva definito la città "che sopra ogni altra era sovrana'.
Con il suo Corno d'oro, con le sue porte d'oro, dove si favoleggiava
che leoni d'oro facessero, con il loro ruggito, sollevare in volo uccelli
d'oro. Laggiù, su quel mare dorato nel tramonto, nella località che
i cavalieri che portavano la croce avevano chiamato "il braccio di San
Giorgio", i Polo possedevano, non lontano da quella dei concittadini
Zeno (!) che figurano fra i tanti presumibili pre-scopriton dell'America,
una casa. Ancora vi risiedeva-no tra il 1260 ed il 1261 (7). Costretti
in seguito a fuggire, travolti dall'evolversi degli eventi, in una regione
che covava rancore verso la Chiesa di Roma, i Polo ripararono a Soldaia,
non lontano da Caffa, che avrebbe registrato negli anni a venire l'espansione
di una ricca e fiorente colonia genovese. Un avamposto cristiano in
un'area non proprio fedele, strategicamente ed economicamente importante,
che verrà perduto in seguito all'avanzata dei Turchi, dopo la metà del
quattrocento. A Soldaia c'era un convento di frati francescani. Per
quanto ci si sposti lungo l'arco degli anni, dei secoli, delle città,
dei paesi, dei continenti, i nomi dei luoghi, come quelli dei protagonisti,
appaiono e scompaiono, ma mantengono qualcosa o qualcuno che li lega
indissolubihuente fra loro. In quegli anni, sul fronte della Galileà
occidentale i Mongoli venivano sconfitti dai Mamelucchi, che già si
erano impossessati dell'Egitto. I Mamelucchi erano d'origine turca.
Il pericolo comune e ricorrente per l'estremo Oriente come per l'Occi~
dente. Nella lotta senza fine sino ai giorni nostri.
4)
Afetinan A., Life and works of Piri Reis. The oldest map of America, Turkish
Historical Society, Ankara 1987, pag. 22
5) Afetinan A., op. cit., pag. XX..
6) Bausani Alessandro, L'Italia nel Kitab-i Bahriyye di Piri Reis, Eurasiatica
19 Venezia 199, pag. 10.
7) Zorzi Alvise, Vita di Marco Polo veneziano, Rusconi Editore, Milano
1982, pag. 10.
(Fine
prima parte )
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