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MITI,
CIVILTA' SCOMPARSE,
MISTERI ARCHEOLOGICI
Rivista
edita da Adriano Forgione Editore
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La
Piramide di Yonaguni: Testimonianza di Mu?
Scoperta
nel 1997 nei pressi di Okinawa, una struttura sottomarina di aspetto regolare
potrebbe confermare l'esistenza di un'antica civiltà prediluviana
di
Robert Schoch
Per decadi,
scrittori e investigatori hanno cercato quanto di vero ci fosse nella
leggenda Platonica di Atlantide. Senza dubbio, oltre Atlantide, altri miti
parlano di un secondo continente che si crede sommerso sotto l'Oceano
Indiano o nel Pacifico, e che è stato denominato Mu o Lemuria. Secondo
l'interpretazione letterale della cronologia Platonica, l'Atlantide fu
distrutta da un cataclisma nel 9600-9500 a.C., e si crede che questa
supposta civiltà di Mu sia addirittura più antica. Oggi non sono poche
le persone che credono nell'esitenza di prove tangibili di una civiltà
perduta, sofisticata e molto antica, ubicate sotto il livello del mare,
nell'area di Okinawa. Mu? Vediamo: sino ad ora tutte le strutture scoperte
in detta area si trovano nella costa di Okinawa e in varie isole
dell'arcipelago Ryukyu, in Giappone. Ma la più spettacolare di queste
strutture è stata scoperta solo poco tempo fa, e si trova a sud
dell'isola di Yonaguni, una piccola isola giapponese (approssimativamente
di 10x4 chilometri) localizzata ad est di Taiwan e ad ovest dell'isola di
Ishigaki e Iriomote, ad est del Mar della Cina.
L'edificio
più antico del mondo
Negli ultimi mesi, la struttura sommersa di Yonaguni è stata acclamata
come "l'edificio più antico del mondo". Di fatto possiede la
forma di uno ziggurat e geologicamente ha potuto essere datata all'8.000
a.C., fatto che la converte in una delle scoperte archeologiche più
importanti degli ultimi 50 anni. Per studiare il luogo, ho visitato
Yonaguni in due occasioni, settembre 1997, grazie all'invito
dell'impresario giapponese Yasuo Watanabe, e durante l'estate del 1998,
come membro del progetto archeologico sottomarino Equipe Atlantis. In
ognuno di questi due viaggi ho effettuato diverse immersioni nella zona
per tentare di risolvere il mistero. Il denominato "Monumento
Yonaguni" ha l'apparenza di una piattaforma o struttura principale di
una piramide scalonata, motivo per cui è stata comparata con alcuni
templi d'America, come il tempio del Sole vicino Trujillo, a nord del Perù.
Il monumento ha una superficie di 50 metri di larghezza in direzione
est-ovest, e un'ampiezza di 20 in direzione nord-sud. La parte superiore
della struttura si trova a circa cinque metri al di sotto del livello del
mare, mentre la base si trova a 25 metri. Si tratta pertanto di una
struttura asimmetrica formata da gigantesche pedane di pietra, la cui
dimensione varia da meno di mezzo metro a vari metri d'altezza. Sono molte
le persone che quando vedono fotografie del Monumento Yonagumi ricevono
l'immediata impressione che si tratti di una struttura artificiale . Se
però ci trovassimo di fronte ad una struttura artificiale, creata
dall'uomo, è ragionevole presumere che venne costruita quando si trovava
fuori dall'acqua . Di fatto questa zona ha sperimentato dal Pleistocene,
l'era glaciale, diverse grandi variazioni nel livello marino. Ma fu
costruita in questa epoca? Secondo i grafici che si sono fatti sulla
conoscenza del livello del mare nella regione, il monumento dev'essere
stato in superficie tra gli 8.000 e i 10.000 anni fa, per cui se si
trattasse di una costruzione umana dovrebbe essere antico di almeno 8.000
anni.
Una struttura
artificiale?
Il dottor Masahaki
Kimura, professore del Dipartimento di Scienze Fisiche e Terrestri
dell'Università di Ryukyu, ha sviluppato un progetto cartografico
sottomarino del Monumento Yonaguni. Durante i miei viaggi in Giappone ho
avuto l'opportunità di intrattenermi varie volte con lui, tanto che la
zona di Yonagumi è come se fosse il suo laboratorio di Okinawa. Basandosi
sui risultati ottenuti durante le sue ricerche, Kimura è giunto alla
conclusione che il monumento Yonagumi è, nella sua totalità, una
struttura artificiale. Se effettivamente questo corrisponde al vero,
Yonaguni costituirà la testimonianza di una civilizzazione fino ad ora
sconosciuta, sviluppata e altamente sofisticata. Ma una delle prime cose
che verificò fu che la struttura è composta interamente - almeno fin
dove si può vedere - di roccia solida viva e che nessuna parte della
stessa è costruita da blocchi che furono collocati lì posteriormente.
Questo è un punto molto importante, giacché l'esistenza dei blocchi di
roccia tagliati indicherebbe la mano dell'uomo nella struttura. Però non
si è potuto riscontrare nessuna di queste evidenze. In più, durante le
mie due immersioni del settembre 1997, non fui capace di determinare,
neanche in maniera generale, il tipo di pietra che compone il monumento.
Questo si deve al fatto che la superficie delle rocce è coperta da
microorganismi (alghe, coralli e spugne) che nascondono le superfici reali
per cui credo che questa copertura tenda a creare una superficie del
monumento apparentemente più regolare ed omogenea di quello che è
realmente. Questo,
in parte, aumenta l'impressione che si tratti di una struttura
artificiale. In alcune delle mie immersioni posteriori dedicai tempo a
togliere questi organismi aderiti alla struttura, raspando le rocce. Il
fine fu di ottenere una visione delle superfici reali e nello stesso tempo
prelevare campioni di roccia che si trovano in superficie. Il risultato
delle analisi confermò che Yonaguni è composto prevalentemente da
arenaria e argilla - che variano da una testura media sino alla più fina,
appartenenti al gruppo Yaeyama del Miocene inferiore e depositatesi sino a
circa 20 milioni di anni fa. Queste rocce contengono numerosi piani di
stratificazione paralleli e ben definiti che si separano facilmente l'uno
dall'altro. Le rocce di questo gruppo sono attraversate da numerose
giunture e fratture parallele e verticali (rispetto ai piani orizzontali
di stratificazioni). Non dobbiamo dimenticare che il Monumento Yonagumi
giace in una regione propensa ai terremoti e che questi tendono a
fratturare le rocce in modo regolare. Dedicai molto tempo anche a girare
l'isola di Yonagumi per esaminare la geologia locale. Potei così notare
che al largo della costa sud-est e nord-est dell'isola abbondano le rocce
arenarie del gruppo Yaeyama, che potei esaminare mentre si trovavano
esposte alle intemperie e all'erosione. Fu allora che mi convinsi che,
attualmente, sulla superficie l'azione naturale delle onde e le maree è
responsabile dell'erosione ed eliminazione dell'arenaria. In tale maniera
si conformarono strutture a scaloni regolari con l'aspetto di terrazze. Più
comparavo le forme naturali con le caratteristiche strutturali del
monumento Yonagumi, più mi convincevo che questo era di origine naturale.
Sulla superficie si incontrano anche depressioni e cavità, formatesi in
modo naturale, che hanno esattamente la stessa forma di fori per pali, che
alcuni ricercatori hanno rilevato sul monumento.
Migliorare la
natura
Per essere corretto
col punto di vista del dottor Kimura devo segnalare che egli crede che
alcune delle forme superficiali, che io interpreto come risultato naturale
dell'erosione e del clima, furono create dall'uomo o furono modificate da
esseri umani. Forse non si può trovare nessuna prova in superficie (come
tracce di utensili sulle rocce o blocchi tagliati e poi trasportati) che
secondo la mia opinione ratificherà la sua condizione di opera
artificiale. Ho avuto a disposizione di un periodo di tempo molto breve
per investigare l'esistenza di una prova e il fatto che io non l'abbia
incontrata non vuol dire che non esista. Mia attuale ipotesi di lavoro è
che il Monumento Yonagumi è
fondamentalmente naturale; la sua struttura globale è il risultato di
processi geologici e geomorfologici, motivo per il quale credo che
dovrebbe essere considerata non umana fino a che si incontreranno più
prove che dimostreranno il contrario. Nonostante ciò, penso che si tratta
di un caso che continuerà a restare aperto. Il problema della sua genesi
- artificiale o naturale - può non essere una questione di tutto o
niente. Dovremmo anche considerare la possibilità che il monumento
Yonaguni sia fondamentalmente una struttura naturale che fu utilizzata,
ingrandita e modificata dagli uomini nell'antichità. Potrebbe esserci
stato un cantiere nel quale si tagliarono blocchi di pietra utilizzando i
piani naturali di stratificazione, unione e frattura della roccia che poi
furono estratti e trasportati per edificare altre costruzioni che
spariranno per molto tempo. Nell'isola Yonagumi e in tutta l'area di
Okinawa sembra esistere un'antica tradizione che consiste nel modificare e
migliorare la natura. A Yonaguni è possibile incontrare tombe antiche (di
età sconosciuta ma apparentemente millenarie) che possono compararsi al
Monumento Yonaguni. Esiste un'altra prova di qualche tipo di lavoro umano
sulla pietra di Yonaguni. In tutta l'isola abbonda una tipo di vasetti di
pietra molto antica che sono stati tagliati dall'uomo. Questi pezzi sono
di roccia locale e non furono né fabbricati, né trasportati lì in tempi
moderni (negli ultimi 500 anni). Questi vasi continuano ad essere un
mistero insieme al monumento Yonagumi e con altre strutture sommerse che
si trovano nell'area di Okinawa. Sull'antica e bella pietra lavorata di
Yonaguni si sono incontrati utensili che potrebbero essere stati usati
tanto per modellare i vasi e altri oggetti come per modificare il
monumento. Ma quest'ultima è una speculazione.
Il sacro tropico
del cancro
Personalmente
credo che l'arte e l'architettura della zona potrebbero essere state
influenzate dalla geomorfologia naturale del Monumento Yonaguni e altre
strutture simili. Forse più che trattarsi del lavoro di esseri umani per
loro stessi, il Monumento Yonaguni influenzò direttamente l'arte e
l'architettura degli uomini sin dall' 8.000 - 10.000 a.C., favorendo così
l'inizio di una tradizione stilistica che continua sino ad oggi. Durante
gli ultimi anni il professor Kimura ha modificato la sua posizione. Più
recentemente Kimura si è riferito al monumento e alle strutture
relazionate come Terraformed (terraformate). Ciò implica che può
trattarsi di strutture geologiche naturali che sono state manipolate e
modificate da mani umane. Anche questa è essenzialmente una mia propria
conclusione, così che a volte le nostre opinioni su questo mistero
convergono. Se esistono prove di modificazioni umane su una struttura
naturale della costa di Yonaguni, perché la gente dell'antichità era
tanto interessata a questo particolare sito? Una possibile risposta è che
fino a 10.000 anni fa Yonaguni era ubicata molto vicino al tropico del
cancro. Oggi, il tropico del cancro è localizzato a 23° e 27' di
latitudine nord, mentre l'isola si trova un grado completo più a nord.
Senza dubbio la posizione del tropico del cancro è variato nel corso dei
millenni, dai 22° sino ai 24°, secondo un ciclo di 41.000 anni. Intorno
all'8.000 a.C. il monumento Yonaguni era ubicato molto vicino al tropico
ed era forse l'avamposto di un luogo sacro allineato astronomicamente. In
conclusione, anche se non sono assolutamente convinto che si tratti di una
struttura artificiale, può essere stata modificata dall'uomo. In tutti i
casi, bisogna essere moderati nelle nostre conclusioni e ammettere che ci
troviamo appena all'inizio, alla prima tappa, di uno studio di
un'enigmatica struttura che senza dubbio merita un esame più dettagliato.
Robert Schoch:
Geologo dell'Università di Boston, esperto in stratigrafia e
paleontologia, specializzatosi nello studio dell'erosione delle rocce
tenere. Ha partecipato con l'egittologo John A. West ad alcune campagne di
ricerca sulla Sfinge di Giza in Egitto, valutando, in base allo studio
sulle tracce di erosione del monumento, la sua datazione all' 8.000 a.C.
È autore di un libro di recente pubblicazione dal titolo Voices of the
Rocks: A Scientist Looks at Catastrophes and Ancient Civilizations,
per i tipi della Harmony Books - 1999.
Architettura
anomala in Giappone
Il professor
Masaaki Kimura si dichiara convinto che la struttura è opera di
un popolo molto intelligente "con un alto grado di conoscenza
tecnologica e di cui finora non avevamo nessuna traccia".
Anche l'età stimata del sito lascia perplessi; Teruaku Ishi,
docente di geologia all'Università di Tokio, sostiene che
potrebbe risalire almeno all' 8.000
a.C. Risultato forse di una civiltà che in un lontano passato
dovette esercitare una grossa influenza su tutto il globo
terracqueo. Non sono altrimenti spiegabili le notevoli analogie
tra le costruzioni peruviane e quelle giapponesi. Non è noto a
molti infatti che anche in Giappone sono state ritrovate piramidi
a facce levigate. Il 19 ottobre 1996 una spedizione archeologica
ha scoperto nel nord del Giappone, nell'isola di Honsu, in località
Hang sul monte Kasagi, una piccola piramide monolitica e
simmetrica, versione in miniatura della piramide di Cheope.
Formata da un unico blocco granitico, misura 4,40 metri di base
per 2,20 di altezza e rappresenta un elemento architettonico del
tutto sconosciuto in Giappone. Come le mura di cinta del palazzo
imperiale di Tokio, formate da blocchi monolitici perfettamente
incastrati l'uno nell'altro, analogamente alle costruzioni incas e
caratterizzate dalla medesima tecnica ingegneristica. Tra i resti
del palazzo è stata inoltre trovata una piccola porta, molto
simile alla Porta del Sole di Tiahuanaco in Bolivia, sovrastata da
un idolo (il cui originale è stato distrutto dai bulldozer
durante gli scavi), che per stile è assimilabile agli idoli a
tutto tondo peruviani e non alla cultura nipponica. Se le recenti
scoperte archeologiche hanno rivelato incredibili corrispondenze
con monumenti americani, medio-orientali ed egiziani, colpisce il
fatto che anche elementi cerimoniali bretoni trovino corrispettivi
in Giappone. Nella foresta di Nabeyama sono stati rinvenuti,
sempre nel 1996, due Menhir affiancati, elementi, anch'essi, del
tutto sconosciuti alla cultura giapponese.
Adriano
Forgione
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La
Pietra del Sol Levante
Nel 1907, il
celebre orientalista e archeologo britannico, sir Aurel Stein,
attraversava la frontiera del Tibet, trovandosi nella città di
Dunhuang. Lì, alcuni monaci taoisti lo misero al corrente di una
scoperta realizzata sette anni prima. Dietro un muro di mattoni
del XI secolo, qualcuno aveva nascosto una biblioteca di rotoli e
libri scritti in tibetano, cinese, sanscrito e altre lingue non
identificate, che avevano resistito al passare dei secoli grazie
al clima caldo e secco dell'ambiente. L'attenzione di Stein fu
richiamata da una strana mappa che mostrava i dettagli di un
continente in pieno Oceano Pacifico. Incapace di capire chi fosse
l'autore di quella mappa, associò il continente alla mitica
Lemuria, di cui si parlava in Europa dal 1887. Il nome non era
certamente quello originale, ma fu utilizzato per indicare le
enormi similitudini tra una razza di proscimmie, i Lemuri
dell'Africa del sud (Madagascar in particolare) e quelli
dell'India, che secondo il geologo inglese Philip L. Sclarer
potevano spiegarsi solo con l'esistenza di un continente
scomparso, un ponte di terra, che in passato unì i due
continenti. In ogni caso, l'esistenza di questo continente si era
basata su curiose connessioni culturali tra le distinte e disperse
isole del Pacifico o poco più. Almeno sino all'apparizione di
Yonaguni. Perché se l'esploratore e scrittore americano Graham
Hancock ne è certo, il geologo Robert Schoch e l'egittologo John
Antony West esprimono riserve, ma non negano, questa struttura
potrebbe rappresentarne la prima prova. Nel suo ultimo libro,
Hancock (Lo Specchio del Cielo - Corbaccio 1999) si
dichiara convinto di aver scoperto sotto le acque di Yonaguni un
monolito del tutto identico al Inti Huatana, la pietra del Sole
presente in centri cerimoniali quali Macchu Picchu o Pisaq in Perù.
Javier Sierra
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Ritrovata
la Mu di Churchward?
"Questa
scoperta è il fatto più potente che mai si sia acceso sul
mistero della formazione dei continenti, è il ponte multiplo che
ci mancava per attaccarci ad Australia, Antartide ed India, e che
può spiegare tutto, forse perfino dirci attraverso flora, fauna,
condizioni climatiche, come poterono generarsi i ceppi primevi
delle razze umane di questa parte del mondo". È il commento
di Mike Koffin, geologo del Texas che, grazie ad una ricerca con
base operativa sulla nave Joides Resolution, finanziata dal US
National Sciences Foundation, ha comunicato nel maggio 1999, la
scoperta a due chilometri sott'acqua nell'Oceano Indiano, di un
continente sconosciuto, inabissatosi a partire da venti milioni di
anni fa. Grazie a trivellazioni e carotaggi del plateau oceanico
sono stati prelevati frammenti di legno, spore e pollini. Il sesto
continente una volta emergeva distendendosi dall'Australia
sud-occidentale sino al Madagascar. Ora bisognerà capire come sia
sprofondato, se improvvisamente oppure le catene dei suoi vulcani
sono andate giù eruzione dopo eruzione, lasciando a lungo emerse
parte delle loro terre verso l'Africa. Sembra certo che il
disastro che ne provocò l'affondamento sia stato causato dalla
contrazione della crosta terrestre e del magma sotterraneo. È
plausibile che una frazione di questo continente sia sprofondata
molto tempo dopo il suo nucleo, lasciando nell'Oceano Indiano il
solo Madagascar. "Perché se così fosse, ben altri segreti
che felci giganti, dinosauri e salamandre potrebbe sortire questa
ricerca. Il Madagascar è la terra di Sem, Cam e Jafet, cioé i
ceppi umani neri, bianchi e gialli, che in teoria avrebbero culla
rispettivamente in Africa, India ed Estremo Oriente. Il sesto
continente morendo adagio potrebbe essere il papà di tutti
noi" scrive il quotidiano Il Giornale del 29 Maggio
1999. Un dato che emerge dai libri di James Churchward (cfr. Mu:
il continente scomparso - Armenia 1999) che già alla fine
dell' '800 considerava Mu, il continente sprofondato nell'Oceano
Pacifico, come la terra d'origine della cultura umana. Sinora solo
leggenda, potrebbe, grazie alla scoperta di questo plateau
sommerso e alla struttura di Yonaguni, assurgere a dato
scientifico e storico di inestimabile valore.
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