MITI, CIVILTA' SCOMPARSE,
MISTERI ARCHEOLOGICI

Rivista edita da Adriano Forgione Editore

 

       
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Tiahuanaco: la Poseidia delle Ande

Chi costruì in pieno cuore delle Ande la prodigiosa città di Tiahuanaco? Archeologi ed astronomi si interrogano su un sapere prodigioso. Un viaggio in Bolivia dalle implicazioni sorprendenti

di Javier Sierra

È passato poco più di mezzo secolo dalla morte di Arthur Posnasky, il padre dell'archeologia boliviana. Di origine tedesca e aspetto austero, negli anni 20 fu il primo scienziato che si interessò ad uno strano insieme di rovine nei pressi del lago Titicaca, situate a 3825 metri di altezza e che fino a quel momento erano polo di attrazione solo per i costruttori di ferrovie, che cercavano materia prima per le loro opere, e commercianti di antichità. Posnasky fu il primo a rimanerne incantato e la fortuna volle che possedesse una visione dell'archeologia molto più avanzata dei suoi tempi, impegnandosi senza titubanza a risolvere gli enigmi fondamentali: chi costruì quei templi? Quali tecniche impiegarono per muovere oltre mille metri cubi di pietra? Soprattutto: perché? Non essendo ancora stati inventati metodi di datazione come il test al Carbonio 14, e ancor meno la termoluminescenza, Posnasky provò ad arrivare ad una datazione studiando l'allineamento dei monumenti di Tiahuanaco in relazione alle posizioni del Sole. La sua tecnica era semplice: sapeva che il Sole non sorge mai due volte nello stesso luogo ma si sposta lungo l'orizzonte in funzione di un fenomeno conosciuto come "Precessione degli Equinozi". La Terra orbita intorno al Sole leggermente inclinata sul suo asse e questo fa sì che l'equatore celeste si trova inclinato rispetto al piano orbitale. L'angolo formato da questo movimento si sviluppa progressivamente in un ciclo di 41.000 anni, oscillando tra i 22,1° e i 24,55°. Poiché un monumento è orientato con il sorgere del Sole si può calcolare la differenza spaziale esistente tra il luogo dell'orientamento originale e quello attuale, determinandone la datazione con scarso margine di errore. Posnasky applicò questo principio con accuratezza e determinò che l'angolo che si formava tra l'orizzonte di Tiahuanaco nel momento della sua costruzione e quello attuale (23° 8' 48'') corrispondeva a un momento indeterminato del 15.000 a.C. Ben centocinquanta secoli prima della nostra era! Quella sproporzionata datazione, che non spaventò affatto Posnasky, lo forzò a sviluppare una teoria secondo cui un'avanzata civiltà popolò l'America molto prima di quanto supposto dalla maggioranza degli esperti, che invece datavano Tiahuanaco ad un periodo compreso tra il 2000 a.C. e il 900 d.C. In più, quella civiltà dalle avanzate conoscenze astronomiche possedeva un calendario preciso che l'archeologo tedesco credette veder riflesso nella Porta del Sole - un blocco di Andesite di 45 tonnellate - e la capacità di posizionare monoliti di oltre 400 tonnellate - il doppio del peso dei giganteschi blocchi che formano parte del Tempio della Sfinge a Giza, in Egitto - si estinse dopo un cataclisma devastatore. Inevitabilmente emerse un nome per spiegare l'origine culturale di Tiahuanaco: Atlantide. Questo fu il suo errore. Le conclusioni di Posnasky furono criticate a causa delle sue elucubrazioni su questo continente, accademicamente maledetto, e furono severamente condannate dalla "seconda generazione" di archeologi boliviani con Carlos Ponce Sanginés a capo. Dopo di loro una "terza generazione" è emersa, capeggiata da Oswaldo Rivera, che ha deciso di riaprire la porta ai calcoli di Posnasky e di controllarli nuovamente alla luce delle moderne conoscenze astronomiche.

Un 98.8% da scoprire

Per questa porta ho cercato di entrare. Ho trovato Rivera nel suo ufficio di La Paz, dall'altro lato della strada dove è situato il Museo Nazionale di Archeologia e l'ho intervistato poche ore dopo il mio arrivo in Bolivia. Ho saputo così che all'inizio degli anni 90 Rivera venne nominato direttore del INAR (Istituto Nazionale di Archeologia) e che, da questa posizione, mise in moto una delle maggiori campagne di scavo e ricerca mai intraprese a Tiahuanaco. Curiosamente, con tutti questi dati, Rivera arrivò presto alla conclusione che tra i 12 e i 21 metri di profondità esiste un'altra Tiahuanaco. Una città sepolta che dovette ospitare la cultura originale del luogo... e per la quale la parola colonia atlantidea è solo "una possibilità in più da considerare. Questo luogo è così enorme e grande - spiega Rivera - che abbiamo appena scavato un 1,2% della superficie. È chiaro che con queste premesse non è scartabile nessuna ipotesi di lavoro".

J.S.: Un 1,2%?
O.R.: Sì, è così - insiste. Tiahuanaco aveva un'estensione urbana di 600 ettari, cosicché ogni qualvolta troviamo qualcosa di nuovo restiamo a bocca aperta. Non abbiamo nessuna idea precisa di cosa sia stato questo luogo.

J.S.: Si conosce quando vi sorse la prima cultura?
O.R.: Fino ad ora abbiamo rilevato cinque periodi per Tiahuanaco, ed esiste un'evidente relazione tra loro. Tuttavia non sappiamo se, come è successo per la Grecia, troveremo presto una cultura pre-Tiahuanaco. Alcuni dei calcoli più moderati per datare questa civiltà arrivano a 27 secoli fa. Gli Inca, sommati al periodo coloniale spagnolo e alla Repubblica, non sono nemmeno l'ombra di questa "moderata" storia di Tiahuanaco.

J.S.: Secondo il lavori di Posnasky, gli orientamenti astronomici di alcuni monumenti di Tiahuanaco ci parlano di migliaia di anni di antichità.
O.R.: Sì, questo è certo. Il sito si pone tra i settemila e i novemila anni di età, che risultano essere la revisione più recente nelle date di Tiahuanaco.

Un astronomo cerca illuminazione

Revisione più recente? Rivera, senza volerlo, ha toccato sottilmente l'obiettivo della mia intervista. Fu così che durante la nostra conversazione mi parlò di Oscar Corvison, ingegnere e astronomo cubano residente a La Paz da due anni a cui l'INAR diede l'incarico di misurare gli allineamenti solari dei templi di Tiahuanaco. Casualmente pochi giorni prima del mio arrivo, Corvison aveva annunciato alla stampa i risultati del suo lavoro che presentavano i Tiahuanacoti come possessori di un calendario agricolo millenario, basato su un sistema vigesimale - con mesi di venti giorni, come per i Maya - e su una minuziosa osservazione del Sole e il suo passaggio per una peculiare gigantesca parete monolitica della città. Corvison, un uomo anziano di oltre 1 metro e ottanta e dalla folta barba bianca, non esitò un istante a parlarmi delle sue scoperte e mettermi al corrente della sua particolare "crociata". "La prima volta che mi trovai a Tiahuanaco per investigare le sue orientazioni astronomiche fu 20 anni fa, ma sapevo che non era ancora arrivato il momento di parlare".

J.S.: Che vuole dire?
O.C.: Che la comunità scientifica non era pronta ad accettare certi argomenti, oggi sì. Per esempio, se lei osserva il muro alle spalle della Porta del Sole, chiamato Kalasasaya, si renderà conto che ci sono dieci pilastri di pietra equidistanti tra loro, tranne uno, dove la distanza con il seguente è doppia rispetto a quella degli altri. Questo, a mio parere, indica che manca un pilastro, che una volta restaurato completerebbe un calendario astronomico preciso.

J.S.: Un calendario?
O.C.: Sì. I pilastri completi marcano 20 posizioni del Sole in differenti momenti dell'anno e a volte segnalano l'apparizione di determinate stelle nel cielo notturno dell'altipiano. A questo ho dedicato due anni di misurazioni sul posto e a calcolare il posizionamento del Sole rispetto ai monoliti dovuto all'obliquità dell'eclittica. Le pietre furono orientate marcando posizioni celesti di almeno 9.000 anni prima di Cristo.

J.S.: Quali costellazioni?
O.C.: Diverse. Per esempio, quando il Sole si pone al di sopra dell'undicesimo pilastro, la notte Orione emergerà perfettamente al centro del muro. Quando il Sole sarà sul decimo pilastro, saranno le Pleiadi ad essere al centro. Sopra il quinto toccherà alla Croce del Sud... Non è straordinario?

Corvison dispiegò un bel po' di carte sul tavolo del suo studio, e in quel momento iniziò una spiegazione metafisica - che certamente non credevo di poter riscontrare in un archeologo - di tutto quello sviluppo di orientazioni e date.

O.C.: "Seguendo le ricerche di Posnasky, ho trovato il pilastro che manca a questo muro-calendario. Si trova a 229 metri dai suoi compagni e credo che fu rimosso in tempi remoti da alcune 'forze negative' " - disse con viso illuminato.

J.S.: Forze negative?
O.C.: Credo di sì. Il complesso di Tiahuanaco funzionava come una specie di macchina di precisione per misurare il tempo e reggere la vita agricola e religiosa della sua gente. Se alcuni pezzi chiave di questo meccanismo si ritiravano, la macchina smetteva di funzionare. Capisce? Per questo una volta trovato il pilastro sto lottando affinché venga messo al suo posto originario, affinché si faccia un passo avanti per la restaurazione del recinto.

Tiahuanaco resusciterà

Le spiegazioni esoteriche di Corvison si prolungarono per molto tempo, tanto che decidemmo di ritornare a vederci la mattina seguente proprio a Tiahuanaco, per esaminare in sito le sue considerazioni. Corvison non è l'unico scienziato ad avere una spiegazione "energetica" per i monumenti di Tiahuanaco, ma è quello che sta portando più lontano le sue ipotesi. In questo momento Corvison sta attuando una dura battaglia propagandistica e legale contro l'INAR, che si oppone a ricollocare il settimo pilastro del muro-calendario nella sua posizione originaria. I responsabili affermano che, sebbene la pietra provenga dallo stesso cantiere di taglio e lavorazione, non si può essere del tutto sicuri che esso faccia parte del Kalasasaya. Tra i blocchi di pietra tagliata, canali d'acqua seminterrati e dislivelli del terreno che certamente nascondono strutture meritevoli di essere scavate, Corvison lamenta la cecità delle autorità. Lui stesso procede ad ampliarmi le sue tesi: seguendo alla lettera le allusioni di Platone a Poseidia, che scomparve 12.500 anni fa, secondo Corvison l'Atlantide e Tiahuanaco coesisterono nel tempo (interessante corrispondenza con le ricerche di Jim Allen che nel suo libro Atlantide L'ultima Verità , Sperling & Kupfer - considera Atlantide posta nelle Ande, nei pressi del lago Titicaca e corrispondente a Tiahuanaco. Alla stessa conclusione è giunto l'esploratore italiano Angelo Pitoni N.d.R.). Nel periodo della "prima Tiahuanaco" la città aveva il suo proprio porto, fatto che sembra motivare la presenza delle enormi pietre del vicino complesso monumentale del Puma Punku, che molti studiosi credono essere banchine di sbarco e imbarco delle mercanzie. Nel museo costruito accanto alle rovine, Gloria Aliaga, una studiosa, lo afferma molto chiaramente: "Questo luogo ha un'energia viva, connessa ai suoi monoliti che si attivavano come antenne cosmiche". In più molti residenti del posto si mostrano convinti che il riposizionamento delle pietre nei punti originari contribuirebbe a che questa "energia magica" torni a circolare per tutte le Ande. Motivato da quest'interesse - sebbene non si tratti dell'unica ragione - Oswaldo Rivera mi confermava che il gigantesco monolito scoperto nel 1932 dall'archeologo nord-americano Wendelle Bennett, che oggi si trova in un piccolo tempio all'aria aperta nella piazza dello stadio Miraflores di La Paz, sarà riposizionato nel suo luogo originario. Questa operazione, prevista per il prossimo 21 giugno - il solstizio d'inverno nell'emisfero sud - costerà 40.000 dollari. Un segnale dell'imminente "resurrezione" in vita di Tiahuanaco?

Il lavoro stellare del sud

Ma quale funzione esatta ebbe Tiahuanaco nel passato? Per quale motivo i suoi costruttori profferirono tanto impegno nell'allineare pilastri di pietra di 40 tonnellate ciascuno per marcare determinate effemeridi storiche? Per trovare una possibile risposta mi sono immerso nei lavori del ricercatore Graham Hancock, particolarmente il suo ultimo libro, Lo Specchio del Cielo. In questa opera Hancock propone la tesi coraggiosa e affascinante che le civiltà del passato costruirono i loro impressionanti monumenti ad imitazione di determinate costellazioni del firmamento. Esattamente quelle che emergevano ogni notte dai punti cardinali dalla primavera del 10.500 a.C.. In quell'epoca, il nord geografico in Cambogia "dava alla luce" ogni notte la costellazione del Drago. In Egitto, nella piana di Giza le tre grandi piramidi imitavano la cintura di Orione (cfr. Hera n°1 e La Porta di Aztlan, n°2) che nel 10.500 a.C. emergeva esattamente a sud, così come la Sfinge leonina osservava il sorgere della costellazione del Leo. Ma all'Ovest? Nel 10.500 a.C. ad ovest l'emisfero nord era privo di costellazioni particolari, mentre nell'emisfero sud era visibile la costellazione dell'Acquario. Hancock non può quindi fare a meno di collegare questa città per completare il quadro dello "Specchio Stellare". "Tiahuanaco - scrive Hancock - presenta pronunciate caratteristiche acquariane nei motivi acquatici delle due grandi statue all'interno del Kalasasaya e nei canali di conduzione dell'acqua al lato ovest della piramide di Akapana". Accettando le sue conclusioni si inaugura una nuova via di ricerca storica, che si occupa di stabilire chi, in un passato tanto remoto, pianificò che determinati luoghi della Terra imitassero i "pilastri" del cielo, e come fece a portare a compimento questo grande progetto. Questo è il cammino che spero di percorrere con le mie ricerche.

Javier Sierra è Direttore Editoriale della rivista spagnola Mas Alla de la Ciencia (Oltre la Scienza)

 

 

La Camera del Sole

 
Nel libro di Graham Hancock Lo Specchio del Cielo, viene riportata un'affermazione del professor Oswaldo Rivera, che è pura dinamite. L'archeologo dichiara che molto presto dissotterrerà una camera sepolcrale intatta, che crede si trovi al di sotto dell'unica piramide del complesso monumentale di Tiahuanaco: Akapana. Si tratta di una struttura orientata con i punti cardinali, che copre un'area di 200 metri quadrati e che in origine aveva sette scaloni che innalzavano la costruzione sino a 18 metri d'altezza. La certezza di Rivera si basa su qualcosa di molto semplice quanto affascinante: il fregio centrale della Porta del Sole, in cui si vede il Dio Viracocha al di sopra di una piramide scalonata di tre livelli, e che al suo interno presenta una camera, con una specie di serpente e con otto gallerie d'accesso. "Sono certo che quel fregio è una raffigurazione dell'interno della piramide" mi ha assicurato. "Consideri che i Tiahuanacoti erano campioni della metafora e che le loro opere erano tremendi sforzi di sintesi, presentando molte informazioni con pochi elementi. Per raffigurare la piramide di Acapana bastavano 3 dei 7 scaloni della struttura, e disegnavano corridoi con le teste di condor forse per indicare le vie di accesso alla camera interna". Quando ho domandato a Rivera cosa si aspettava di trovare nella camera, si è limitato a formulare un desiderio: "Spero che sia un luogo dove tutto è rimasto intatto come al momento della chiusura". Il serpente disegnato al suo interno, non è un avviso? "Il serpente, nelle Ande, è il simbolo della sapienza" . Fu il cronista spagnolo
Pedro Cieza de Leòn il primo europeo ad esplorare Tiahuanaco. La sua visita gli servì a raccogliere una insolita leggenda che sopravvive ancora oggi. "Tiahianaco - scrisse - venne edificata in una sola notte, prima del Diluvio, da un popolo sconosciuto di giganti". Di quei giganti parlerà anche padre Bernabé Cobo nel 1610, quando si riferisce alle spoglie che il proprietario di Tiahuanaco, Juan De Vergas, ritrovò in diverse tombe della zona con scheletri di giganti. De Vergas morì senza fare il nome del luogo della sua scoperta. Una sfortuna.

 

 

 

Il suo nome sarà Chucara 


Le dichiarazioni dell'archeologo Oswaldo Rivera sull'incredibile antichità di Tiahuanaco, risalente almeno a 9.000 anni fa, forniscono inaspettata validità alle parole dell'archeologo francese Wiener che nel 1876, secondo quanto scritto da Robert Charroux in Storia Sconosciuta degli Uomini, affermò:"Giorno verrà in cui si potrà dire della civiltà classica dei Faraoni, dei Caldei, dei Brahamani: voi siete catalogate nei nostri libri come le più antiche, ma la scienza prova che la civiltà di Tiahuanaco è anteriore alle vostre di migliaia di anni". Fu buon profeta a quanto pare. Le dichiarazioni di Rivera sull'esistenza di un 98,8% ancora da scoprire con la presenza a 21 metri di profondità di un'altra Tiahuanaco, risultano un primo indizio scientifico a storie sinora mai confermate che si tramandano da periodi precedenti alla conquista spagnola. Il cronista iberico di fine '800 Gonzales de La Rosa riportò un'interessante testimonianza di Catari (un indio peruviano che visse nel XVI sec. e che rivelò ai gesuiti molte antiche tradizioni, poi trascritte e conservate nelle Biblioteche Vaticane) che raccontò: "Il nome primitivo di Tiahuanaco era Chucara (Dimora del Sole). La città era interamente sotterranea e ciò che esisteva in superficie era il cantiere per tagliare le pietre e il villaggio degli operai. La città sotterranea ci potrebbe fornire la chiave di una stupenda civiltà che risale a tempi remoti. Si penetrava nella città da entrate diverse e l'ultima popolazione ad averla abitata non erano gli Aymara ma i Quechas". Inoltre tutte le tradizioni parlano di una casta superiore di uomini bianchi stabilitisi nelle Ande. Pedro Pizarro, cugino del Conquistador, scrisse nel 1571 che "le donne nobili del lago Titicaca sono belle da guardarsi. I capelli degli uomini e delle donne sono biondi e qualche individuo ha la pelle più chiara degli spagnoli. Gli indios pretendono che si tratti dei discendenti degli idoli (o Dei)". Chi erano questi idoli bianchi? Tiahuanaco non ha esaurito le sue incognite e di certo ne riparleremo più avanti.

                                                                                                                      Adriano Forgione 

 

 

 

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