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MITI,
CIVILTA' SCOMPARSE,
MISTERI ARCHEOLOGICI
Rivista
edita da Adriano Forgione Editore
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SIRIO:
Stella della Vergine
di
Robert
G. Bauval
Nel
corso dei secoli Sirio è stata oggetto di grande venerazione ed ha fatto
parte dei miti di tutto il mondo. Persino in epoca moderna, negli anni ‘70,
è divenuta protagonista di una teoria molto controversa, legata agli
extraterrestri ed alla tribù Dogon del Mali, pubblicata dallo studioso Robert
Temple.
Tra gli appassionati dibattiti che questa stella suscita, sussistono varie
ipotesi sull’origine del suo nome attuale, la cui radice sembra risalire
alla parola greca Sirio, che significa “fiammeggiante” o
“scintillante”, aggettivo apparentemente dovuto al fatto che si alzava in
cielo nel momento di maggiore calore estivo (conosciuta come “Stella del
Cane” era associata, infatti, alla “canicola” N.d.R.). Alcuni etimologi,
tuttavia, suggeriscono una connessione della stella con l’antico dio
Osiride. Ma, di tutti i nomi e gli epiteti che ha ricevuto, quello che meglio
riflette la fama del suo ruolo nella storia è: “Stella di Iside”.
Nascita
di una dea
Fin
dagli inizi gli antichi Egizi prestarono particolare attenzione a Sirio, che
identificavano con l’anima della dea Iside. Ci fu un tempo in cui Sirio
non era visibile nel cielo d’Egitto. Questa circostanza è causata da un
fenomeno noto come “precessione degli equinozi”, il movimento retrogrado
dei punti equinoziali in virtù del quale, di anno in anno, si anticipa
leggermente l’inizio delle stagioni. La precessione è, pertanto,
un’oscillazione molto lenta che provoca un effetto peculiare, quasi che il
paesaggio stellare oscillasse avanti e indietro come un pendolo. Dodicimila
anni prima di Cristo, osservando il cielo dall’altopiano di Giza, Sirio si
trovava sotto la linea dell’orizzonte. Fece la sua prima apparizione nei
cieli di questo luogo intorno al 10.500 a.C.
In seguito, subì un’inclinazione di 58 gradi e 43’, il che significa
che era visibile solo da sud, a circa 1,5 gradi sopra la linea
dell’orizzonte. Per gli uomini di quel tempo presenziare alla
“nascita” di una stella così brillante dovette essere una visione
impressionante, legata a significati e messaggi provenienti dagli dei.
L’ascensione di Sirio, inoltre, avvenne mentre la costellazione della
Vergine sorgeva ad est, circostanza che potrebbe spiegare perché la stella
divenne il simbolo della dea vergine. Non sappiamo esattamente quando Sirio
venne identificata con la dea Iside, però l’idea risale all’origine
della cultura egizia e fu dalla “matrice” Iside-Sirio che sorse il
bambino divino, Horus, il cui concepimento e la cui nascita avvennero in
modo magico.
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La
matrice divina
Iside
ed Osiride erano due dei quattro figli nati dalla matrice della dea del cielo,
Nut, e del padre Ra, dio del Sole. Gli altri due bambini erano Seth e Nephti.
Osiride prese Iside in sposa e divennero i primi reggenti dell’Egitto.
All’età di 28 anni, Osiride fu assassinato da suo fratello Seth e il suo
corpo venne tagliato in 24 pezzi. Iside recuperò tutti i pezzi eccetto il
fallo. Ne fabbricò quindi uno artificiale per Osiride, poi si sdraiò sopra
di lui prendendo la forma di un falco e restò gravida del suo seme. In
seguito, corse a nascondersi negli acquitrini del Nilo, dando alla luce Horus.
Tanto nei Testi delle Piramidi quanto in altri testi religiosi si riflette il
fatto che questo mito trova la sua controparte nelle stelle, dove Iside è
identificata con Sirio e Osiride con la costellazione di Osiride.
Ricostruendo l’aspetto che i cieli avevano all’epoca della Prima Era
Dinastica (verso il 3300 a.C.) ovvero, appena prima della costruzione della
Grande Piramide (2750-2100 a.C.), scopriamo che la stella Sirio effettuava nei
cieli un ciclo tale da spiegare perché fosse associata ad una nascita magica.
A causa del fatto che la Terra ruota intorno al Sole, durante l’anno le
stelle fisse sembrano spostarsi in relazione a questo movimento. Le
osservazioni annuali di Sirio, ad esempio, dimostrano che c’è un momento in
cui la stella si alza ad ovest, immediatamente dopo il tramonto del sole.
Poi, la stella scompare nuovamente per un periodo di 70 giorni. Quando tornerà
ad apparire, sorgerà ad est, nel momento che precede l’alba. Questa
ri-apparizione è nota come “ascensione eliaca” della stella. In questo
modo, nell’anno 3300 a.C., l’ascensione eliaca di Sirio avvenne
esattamente il giorno del solstizio d’estate. La precessione ha fatto sì
che, da allora, questa data si sia spostata di 45 giorni e adesso
l’ascensione eliaca di Sirio avviene il 5 agosto.
Tempo
di rinascita
La
sorprendente congiunzione dell’ascensione eliaca di Sirio e del solstizio
estivo dell’anno 3300 a.C. costituì un potente presagio. Però, allo
stesso tempo, in Egitto ebbe luogo un altro avvenimento che, in modo
abbastanza letterale, provocò la rinascita di tutto il paese: la piena
annuale del Nilo.
Dopo la costruzione della diga di Assuan, avvenuta negli anni ‘60, le
inondazioni del Nilo risultano completamente sotto controllo ma,
nell’antichità, il Nilo iniziava ad ingrossarsi all’inizio di giugno ed
inondava tutta la valle verso la fine di luglio. Sappiamo che gli antichi
Egizi credevano che la causa dell’inondazione fosse l’ascensione eliaca
di Sirio, che divenne così il segno che marcava l’inizio del Nuovo Anno.
Esistono alcuni antichi testi che si riferiscono alla congiunzione del Nuovo
Anno, al solstizio estivo, all’inizio della piena ed all’apparizione di
Sirio, dai quali si evince che questo avvenimento era della massima
importanza. Il più antico di tali testi è inciso su di una piccola
tavoletta datata alla I Dinastia (3100 a.C.), dove si legge: “Sirio è
colei che apre l’annuale inondazione”.
Nel suo libro “Echoes of the Ancient Skies” (Echi degli antichi cieli)
l’archeoastronomo Ed Krupp scrive: “Dopo essere scomparsa dal cielo
notturno (per 70 giorni) Sirio riappare finalmente con l’alba, prima che
nasca il Sole. La prima volta che ciò accade, ogni anno, si denomina
l’ascensione eliaca della stella e, in quel giorno, Sirio rimane visibile
solo per un breve periodo di tempo. Nell’antico Egitto questa
riapparizione annuale avveniva intorno al solstizio estivo e coincideva con
la piena del Nilo. Iside, come Sirio, era la “Signora dell’inizio
dell’anno”, poiché per gli Egizi l’anno nuovo era segnalato da
quest’evento. Sirio fa rivivere il Nilo, così come Iside fa rivivere
Osiride. Il periodo di tempo in cui Iside si nascose da Seth corrisponde al
lasso di tempo in cui Sirio scompare dal cielo notturno. Lei diede luce a
suo figlio Horus, così come Sirio dà luce al Nuovo Anno e, nei testi
sacri, Horus ed il Nuovo Anno sono equivalenti. Lei è il veicolo per il
rinnovamento della vita e dell’ordine. Brillando per un momento, in un
mattino d’estate, stimola il Nilo ed inizia l’anno”.
Signora
della Piramide
È risaputo che, ad est della
Grande Piramide, in passato esisteva un edificio chiamato “Tempio di
Iside”. Nel cosiddetto “Inventario Stella”, datato alla XXVI Dinastia,
Iside è definita la “Signora della Piramide”. Si è perfino suggerito
che la “Quinta Divisione del Duat” (l’oltretomba) descritta nel Libro
dei Morti, nella quale è raffigurata una doppia sfinge gigantesca che
custodisce un’enorme piramide, potrebbe essere una rappresentazione
stilizzata della necropoli di Giza. Se così fosse, potremmo stabilire una
relazione secondo cui, sulla sommità della piramide della Quinta Divisione,
al posto del vertice noto come piramidion, vi sarebbe il “volto di
Iside”. Forse, però, risulterà ancora più convincente il nome di Sirio
scritto in caratteri geroglifici: una stella a cinque punte, un semicerchio
ed uno stretto triangolo. Secondo E.C. Krupp, “un’ultima peculiarità
dell’interpretazione che gli Egizi davano a Sirio sembra vincolarla,
tramite il culto di Osiride, alle Piramidi. Il nome Sirio, scritto in
caratteri geroglifici, include il simbolo di una stella ed altri due simboli
che possono essere collegati con il Benben. Il triangolo, lungo e stretto,
ricorda più una piramide o, forse, un obelisco. Così come il Benben
simboleggia l’emergere dell’esistenza dalla non-esistenza, la nascita
del mondo, Sirio commemorava la creazione posandosi sopra il Benben, fosse
esso obelisco, piattaforma d’osservazione o piramide…”
Il Benben al quale si riferisce Krupp era una pietra sacra che, per un certo
periodo, fu custodita nel “Tempio della Fenice” a Eliopoli, e che servì
come modello per il vertice delle monumentali piramidi e degli obelischi. Il
Benben della Grande Piramide scomparve, però è probabile che fosse
scolpito nel granito nero e ricoperto d’oro, forse per simboleggiare la
stella. Tuttavia, la connessione più convincente, tra quelle esistenti fra
la stella Sirio e la Grande Piramide, risiede nella struttura interiore di
quest’ultima. Da ciascuna delle camere interne della Grande Piramide,
quelle del Re e della Regina, si dipartono due lunghi e stretti passaggi,
uno verso nord e l’altro verso sud. Dal 1964 sappiamo che questi passaggi
erano allineati astrologicamente con le stelle quando la piramide fu
completata, nell’anno 2500 a.C.
Ne 1987 scoprii che il passaggio sud della camera della Regina era rivolto
verso Sirio. Queste relazioni fra la Grande Piramide e Sirio non ci
sorprendono, poiché la Piramide era, quasi sicuramente, la custode della
rinascita astrale del culto faraonico contenuto nel mito di Iside ed
Osiride.
La dea
in viaggio
Durante l’antica civiltà
egizia, la celebrazione della nascita del bambino divino Horus si
commemorava all’inizio del nuovo anno, quando la stella Sirio (Iside)
compiva la sua ascensione eliaca, all’alba. Circa trecento anni prima
della nascita di Gesù l’Egitto era caduto sotto il dominio dei Tolomei,
dinastia greca che governò l’Egitto dal 305 a.C. fino al 30 a.C. e la cui
ultima regina fu la famosa Cleopatra VII. Durante questo periodo la capitale
dell’Egitto fu trasferita ad Alessandria, dove s’instaurò il culto
pseudo-egizio di Serapide, un dio nato dalla sintesi del dio egizio Asarhapi
(Osiride-Api), il cui nome significa “Osiride del Nilo”. Iside venne
così trasformata nella consorte di Serapide e il suo culto fiorì in
Alessandria ed in tutto il bacino mediterraneo, essendo adottato da molte
delle legioni romane e percorrendo con loro il cammino verso l’Europa
occidentale. Accanto al culto di Iside si diffuse la celebrazione della
nascita di Horus (Harpocrate per i Greci o Apollo e il Sole Invitto per i
Romani). Stranamente, quando Giulio Cesare introdusse il calendario
giuliano, fu l’astronomo alessandrino Sosigenis che si occupò di
convertire l’antico calendario lunare nel nuovo calendario solare,
prendendo l’idea dagli Egizi, i quali possedevano un calendario solare
già dal 3300 a.C.
Questo calendario faceva coincidere l’Anno Nuovo con l’ascensione eliaca
di Sirio che, all’epoca di Sosigenis, iniziava a luglio. Immagino sia
questo il motivo per cui proprio questo mese fu nominato in onore di Giulio
Cesare, la cui consorte, la regina egizia Cleopatra, fu un’alta
sacerdotessa del culto di Iside.
Un
culto con molti dei
Dopo la morte di Cleopatra,
l’Egitto si trasformò in una provincia romana nella quale convivevano una
vasta comunità greca e romana (ad Alessandria) e, soprattutto, un grande
numero di Ebrei fuggiti dalla Giudea.
Col sorgere della nuova cristianità in Egitto, l’antico culto misterico
dei faraoni, che si era mescolato con i culti greci e romani, si unirà alle
ideologie giudeo-cristiane. I principi di questi antichi culti misterici
rientravano nella convinzione che l’immortalità potesse essere raggiunta
attraverso gli insegnamenti iniziatici di un “figlio di Dio morto e
resuscitato” e nella rappresentazione simbolica della sua morte e
resurrezione. Il dio fenicio Adone, il frigio Attis, l’egiziano Osiride e
l’alessandrino Serapide divennero così quasi contendenti all’interno di
una dottrina simile.
Come se non
bastasse, i Romani avevano importato in Egitto il culto misterico di Mitra,
la cui nascita veniva celebrata al tramonto del 25 dicembre. Non sorprende,
pertanto, che la prima comunità cristiana celebrasse la nascita di Gesù,
il suo “figlio di Dio morto e resuscitato”, proprio il 25 dicembre e con
l’idea che fu una “stella sorta ad oriente” a segnalare l’evento
sovrannaturale della sua nascita.
Il Vangelo egizioSolo uno dei Vangeli, quello di S. Matteo, parla della
nascita di Gesù collegandola all’apparizione d’una stella e
all’arrivo di Re Magi provenienti dall’oriente, ed è anche l’unico
che narra della “fuga in Egitto” intrapresa dalla Sacra Famiglia.
Perché gli altri Vangeli serbano il silenzio su questo evento? Possiamo
dedurne che non si trattò di un avvenimento “storico”, bensì mitico?
Per molto tempo gli studiosi hanno pensato che il Vangelo di S. Matteo fu
probabilmente redatto fra il 40 e l’80 d.C., nella città di Alessandria.
Ebbene, in Alessandria la celebrazione del nuovo giorno e del Nuovo Anno non
si svolgeva all’alba, bensì al momento del tramonto per adattarsi, in
questo modo, ad entrambe le tradizioni: quella ebreo-cristiana e quella
romana, nella quale c’era l’usanza di celebrare tali avvenimenti al
tramonto del Sole.
Tenendo a mente questo particolare, abbiamo esaminato il cielo così come
appariva, visto da est, il giorno 25 di dicembre dell’anno 50 d.C.,
all’ora del tramonto: doveva essere identico a quello visibile in Egitto
nell’anno 3300 a.C., all’alba, quando la “nascita” di Horus dalla
matrice di Iside veniva celebrata dall’ascensione eliaca di Sirio:
• Intorno alle 4:28 (ora GMT) il Sole inizia a porsi 28° a nord-est.
• Circa 35 minuti più tardi, intorno alle 5:03, il sole si è posto
completamente ad ovest. Allo stesso tempo, da est appare la cintura di
Orione all’orizzonte.
• 51 minuti più tardi, alle 5:54, il Sole si è nascosto circa 10° sotto
l’orizzonte e già si scorgono le stelle ad occhio nudo.
• Guardando verso est, la stella Sirio ascende nel cielo (la cintura di
Orione si trova a circa 25° sopra l’orizzonte orientale, dando
l’illusione che abbia annunciato l’ascensione di Sirio).
L’immagine celeste, pertanto, ci dimostra che il 25 dicembre, dopo il
tramonto, erano visibili le tre stelle della cintura di Orione che salivano
ad est, come per annunciare l’arrivo della stella della nascita, Sirio,
che avveniva un’ora dopo. Sarebbe poco probabile che S. Matteo non si
fosse accorto di un segno celeste così potente (che, com’era ben noto, in
Egitto segnalava la “nascita del bambino divino”).
Il
simbolo perduto

Sembra evidente che l’introduzione di un nuovo bambino divino (Gesù) in
Egitto e nel mondo greco-romano risultò benefica e ben accetta, giacché
incorporava la poderosa mitologia di Iside e Sirio.
Pertanto, dobbiamo dedurre che, all’epoca, Iside e il bambino Horus furono
trasformati nella Vergine Maria e nel bambino Gesù e che la stella Sirio fu
convertita nella “Stella d’Oriente”. Perfino i “tre re” avrebbero
il loro simbolismo stellare, essendo identificati con le tre stelle della
cintura di Orione. In quest’ottica, nel suo libro “I nomi delle stelle:
tradizione e significato”, l’astronomo R.H. Allen segnala che nel
folklore europeo la cintura di Orione viene spesso chiamata “dei Magi” o
“dei Tre Re”. L’esperto di Mitologia Cristiana Alvin Boyd Khun
scrisse:
“Esiste la leggenda dei Tre Re d’Oriente che vennero a Natale per
adorare il Dio appena nato…dai giorni dell’antichità, i Tre Re furono
le tre stelle visibili della cintura di Orione”. Senza dubbio, le
coincidenze sono troppe.
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