Sindone: reliquia templare di Adriano Forgione
Una storia che oggi - in base alle più importanti valutazioni tecniche - sembra retrodatare la sacra reliquia proprio all'epoca di Gesù. Già nel 1973 la ricerca di Max Frei, esperto in indagini criminali attraverso la rilevazione di microtracce, aveva confermato la presenza di pollini presenti solo in un'area ai confini tra Turchia, Siria e Mesopotamia. Delle 58 specie identificate da Frei solo 17 crescono in Europa. Più recentemente, il 6 Marzo 2000 lo "Shroud Millennium Commitee", commissione ufficiale del Vaticano sulla Sindone, dichiarava che recenti ricerche sulle tracce botaniche dei micropollini presenti tra le fibre della sindone confermano la sua presenza storica nell'area di Israele e il Giordano. Nello stesso periodo, il 18 Marzo, Metchild Flury Lemberg, un'autorità mondiale nella storia dei tessuti, coinvolta direttamente nella restaurazione della reliquia, confermava che vi erano forti similarità tra il lino della Sindone e frammenti di tessuti prodotti in Medio-Oriente circa 2000 anni fa. Comparando la tessitura della Sindone con quella di un lino ritrovato a Masada e databile tra il 40 a.C. e il 73 d.C. la ricercatrice dimostrò la pertinenza della filatura della Sindone con le lavorazioni tessili dell'epoca di Gesù. Il 3 Agosto successivo il prof. Avinoam Danin della Hebrew University e l'analista Uri Baruch rincaravano la dose dichiarando: "Abbiamo identificato i pollini della Sindone con specie che crescono nei dintorni di Gerusalemme tra Marzo e Aprile. L'origine europea della Sindone non è corretta". Questi dati confermano che la reliquia era stata conservata in un oscuro passato nella zona medio-orientale dove sorgeva la città di Edessa e dove, in base ai resoconti storici, tra il II e il X secolo dopo Cristo era stato venerato un telo con il volto del Golgothà, chiamato "Acheiropoietos" cioè "non dipinto da mano d'uomo". È possibile quindi ricostruire il cammino della Sindone da Gerusalemme e la zona del Mar Morto, attraverso la valle del Giordano, fino ad Edessa (l'attuale Urfa), e successivamente a Costantinopoli, dove il telo chiamato Mandylion o Tetradyplon (perché piegato quattro volte su se stesso come un fazzoletto che rendeva visibile solo il volto dell'immagine), era stato consegnato all'imperatore Costantino Porfirogenito, per poi finire in Europa. Le testimonianze dei Vangeli La cronaca storica della Sindone si intreccia strettamente con la presenza dei Templari in Terra Santa. L'Ordine Templare rappresenta la parte culminante delle vicende della Sindone antecedenti ai fatti storicamente certi. Prima di arrivare a parlarne è utile rivedere i dati inerenti la sua presenza in Terra Santa sino all'arrivo dei cavalieri crociati. Questi dati non solo dimostrano l'antichità della Sindone ma smentiscono le assurde datazioni al C-14 del 1988 (vedi box). Se la Sindone è il velo che avvolse il corpo di Gesù, è plausibile che nei primi anni successivi alla crocifissione venisse occultata dai primi cristiani, in quanto reliquia santa ma potenziale fonte di persecuzione religiosa. Si era in pieno dominio romano ed inoltre per i Giudei ogni cosa che fosse stata a contatto con un cadavere era "Shatnez", impura. Pertanto le motivazioni che ne avrebbero causato l'occultamento iniziale da parte degli apostoli sono pertinenti e vanno tenute in giusto conto. Nei Vangeli si parla della Sindone, dopo la crocifissione. In Marco 15.46 leggiamo "Egli (Giuseppe d'Arimatea N.d.A.) comprato un lenzuolo, lo calo (Gesù) giù dalla croce e avvoltolo nel lenzuolo lo depose in un sepolcro scavato nella roccia". In Luca 24.12: "Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende". Ancora in Giovanni 20.4: "Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi vide le bende per terra ma non entrò. Giunse anche Simon Pietro ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte". Le bende sarebbero la Sindone mentre il Sudario dovrebbe essere il fazzoletto conservato ad Oviedo in Spagna dal 631 a.C., (ma le tracce risalgono già al I° secolo proprio ad Edessa con la storia di Abgar V Ukama che chiede un fazzoletto con il viso del Salvatore per guarire dalla malattia che lo affliggeva) che alle analisi del sangue ha mostrato lo stesso gruppo della Sindone (AB, molto raro) e pollini anch'essi della stessa regione intorno a Gerusalemme già presenti sulla Sindone (cfr. Zoom News n°12). Della Sindone si parla anche negli apocrifi. Nel Vangelo degli Ebrei, scritto nel II secolo vi è un importante richiamo: "Ora il Signore dopo aver dato la Sindone al servo del sacerdote, apparve a Giacomo". Quindi già nel II secolo si parla di una Sindone a Gerusalemme che da lì avrebbe poi preso la strada di Edessa, una città dove si parlava l'aramaico, la lingua degli apostoli. A Edessa e Costantinopoli Procopio di Cesarea, un autore
del VI secolo, accenna al ritrovamento di un telo con l'immagine del Salvatore
durante i lavori di ristrutturazione della Chiesa di Haghia Sofia (Suprema
Conoscenza) di Edessa, reliquia poi destinata ad una cappella sulla destra
dell'Abside. Inoltre, secondo un'antica tradizione, si tramanda che durante
l'assedio persiano alla città, nel 544, fu trovata murata al di sopra di una
porta della città una stoffa con "l'immagine Acheropita del
Cristo", cioè non fatta da mano d'uomo. In quel periodo inizia a
circolare un particolare ritratto del Cristo glorioso, chiamato Pantocrator, i
cui tratti sopravviveranno sino all'epoca moderna. Un'effigie ispirata proprio
dal viso della Sindone. Della presenza a Edessa del lino sepolcrale di Gesù
vi sono tracce anche negli atti del II Concilio di Nicea del 787. Il telo
acheropita viene chiamato in causa quale argomento a favore del culto delle
immagini sacre.
In mano ai Templari Dopo la conquista di
Costantinopoli per mano dei crociati, avvenuta nel 1204, se ne erano perse le
tracce. Circa 150 anni dopo, la Sydoine o Sindone riapparirà a Lirey in
Francia. Ma in che modo? Nel 1307 l'ordine monastico-cavalleresco dei Templari
venne eliminato con l'arresto di tutti i suoi componenti, accusati di eresia
nel 1312. Uno dei capi d'accusa fu quello di adorare un viso incorniciato da
una barba e dai lunghi capelli, somigliante molto al volto della Sindone e al
Mandylion di Costantinopoli. Veniva chiamato "Baphometto". Al di là
di tutti i valori simbolici che questo nome possiede (presto un articolo su
questo argomento), l'autentico Baphometto non fu mai trovato ma pare che
avesse a che fare con il viso di Gesù, come ha recentemente scritto anche
Keith Laidler nel suo "Il Segreto dell'Ordine del Tempio" (Sperling
e Kupfer - 2001). Nel 1945, a Templecombe, sede templare inglese, venne alla
luce un'immagine ispirata chiaramente al viso sindonico, dipinta su legno di
quercia tra il XII e il XIV secolo. I monaci-cavalieri dovettero valutare
tutte le documentazioni storiche di cui probabilmente entrarono in possesso in
Terra Santa oltre ad i secolari culti tradizionali di quei luoghi legati a
questa reliquia, per considerarla quale immagine di Gesù. È probabile che i
Templari conservassero questo telo piegato in parti uguali, come già avveniva
ad Edessa, affinché fosse visibile il solo viso, proprio in rispetto della
loro adorazione ad una sacra testa che, va chiarito, non era la Sindone. La crocifissione di Gesù L'analisi di quanto la Sindone
presenta sembra, in effetti, legarla sempre più a Gesù. Le ferite mortali
impresse sul lino sacro coincidono con una tortura da crocifissione di tipo
romano del I secolo d.C., poi abolita e certamente dimenticata nel 13°-14°
secolo, epoca cui si riferirebbero le analisi al C-14. Inoltre la vittima non
poteva essere un cittadino romano, al quale non sarebbe
stato inflitto questo tipo di supplizio. Il numero di colpi di flagello, oltre
120, è superiore al trattamento riservato ad un comune condannato alla
crocifissione. Il solo Gesù dovette subire tale tortura per ben noti motivi.
Stesso discorso per la corona di spine. I romani infliggevano torture che
spesso erano in accordo con il capo d'accusa che gravava sul condannato.
Considerando che i romani adattavano ogni crocifissione al crimine commesso,
è improbabile che a qualcun altro, oltre che a Gesù, sia stata imposta la
corona di spine, simbolo dello scherno dei suoi esecutori per essere definito
quale "Re dei Giudei". Infine l'uomo della Sindone presenta una
ferita da arma da taglio che ha penetrato il suo costato in linea con quanto
narrato nei resoconti evangelici.
Le monete e le iscrizioni Nel 1979 il ricercatore
francese Francis Filas scoprì sulla palpebra dell'occhio destro dell'uomo
della Sindone l'impronta di un Dilepton Lituus, una moneta del 29 d.C..
Successivamente, nel 1996, il professor Pier Luigi Baima Bollone e il
professor Nello Balossino dell'Università di Torino hanno individuato
sull'arcata sopraccigliare sinistra una seconda moneta, un Lepton Simpulum,
anch'essa coniata nel 29 d.C. Le due monete, analizzate al computer,
proverebbero che l'età della Sindone è di molto antecedente rispetto alla
datazione al Radiocarbonio, e perfettamente coincidente con l'epoca della
morte di Gesù. Porre delle monete sugli occhi del morto era consuetudine
ebraica, confermata da altri ritrovamenti di crani di 2000 anni fa al cui
interno erano state rinvenute monete, cadute nelle cavità orbitali. Ulteriori
tracce sembrano indicare un legame ancora più stretto con la figura di Gesù.
Nel 1997, André Marion e Anne-Laure Courage hanno presentato degli studi
sulla presenza di alcune scritte intorno al volto dell'immagine sindonica.
Seppure molto sbiadite dal tempo, le tecniche informatiche hanno evidenziato
il termine: "NNAZAPEH" che gli studiosi completano in NNAZAPE(H)NO?
cioè "Nazareno". A mio avviso non esistono tracce di completamento
sul lino e la parola "NNAZAPEH" potrebbe essere "Nazareo"
o "Nazireo", più in linea con i fatti storici, dato che secondo
autorevoli studi, Gesù apparteneva al gruppo dei Nazirei, non essendo invece
mai vissuto a Nazareth, città probabilmente non ancora eretta al suo tempo.
Il computer ha anche rilevato la scritta "H?OY" che sarebbe parte di
"IH?OY", cioè Jeshua in aramaico, Gesù in italiano. Muta testimonianza I misteri legati alla Sindone
sono lontani dall'essere risolti. Soprattutto il processo che ha dato vita
all'immagine sul lino è al centro di esperimenti e tentativi più o meno
riusciti di replicazione. A nostro avviso è opera di un processo di
"rilascio energetico" legato alla trasformazione della
"luce". Ci ritorneremo. Quanto ci premeva in questo contesto
sottolineare era la fallibilità delle analisi al C-14 operate nel 1988 e la
sua storia più antica. La Sindone non è né europea né medioevale.
Soprattutto le testimonianze storiche della sua esistenza riportano proprio
all'epoca di Gesù sino a legarla ai Templari che la trasferirono in Europa e
ne fecero probabilmente una importante parte del loro Tesoro, una variante del
"Baphometto" in quanto, a mio modo di vedere, la consideravano la
muta testimonianza della resurrezione del loro Maestro di Giustizia, Re di
tutti i Viventi, quel Gesù glorioso raffigurato in tutte le loro cattedrali. Box: L'esame al Radiocarbonio Il 21 aprile 1988 un gruppo
interdisciplinare di studio, coordinato dal British Museum prelevò dei
campioni dal telo sindonico,
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