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STORIA E SEGRETI

Lawrence d'Arabia
voleva cambiare
i confini del mondo


Dopo la presa di Aqaba, avvenuta nel luglio del 1917 ad opera degli irregolari arabi di Lawrence d'Arabia, il leggendario personaggio raggiunse il Cairo per fare rapporto al suo superiore Lord Herbert Kitchener, attraversando il deserto da Port Sudan a Khartoum, dove sostò un paio di giorni. L'edificio nel quale Lawrence alloggiò...

di Vittorio Di Cesare
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SENSITIVI
AL SERVIZIO
DELLA C.I.A.




Nel 1996 il Congresso e il Dipartimento di Stato americani misero in atto una ristrutturazione dell'Intelligence. Nell'ambito di tale contesto si parlò pubblicamente anche del cosiddetto "spionaggio psichico". Alcuni dirigenti del servizio segreto USA rilasciarono varie dichiarazioni...

di Roberto Pinotti
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LA FRASE

 

 

"E’ in un certo senso a forza di studiare l’uomo che ci siamo messi in condizione di non poterlo più conoscere.


di Rousseau


Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza fra gli uomini

 

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- Fastnews dal Mondo

 

Gaza come la Somalia ???

Gaza come la Somalia

di Antimo Marandola

Nei giorni scorsi il Capo dei terroristi palestinesi Abu Mazen parlando con il presidente egiziano Hosni Mubarak ha dichiarato: "Rischiamo che Gaza diventi una seconda Somalia” fotografando la realtà che è sotto gli occhi di tutti: i palestinesi, educati all’odio, alla violenza, sfamati a suon di armi ed esplosivi, cresciuti nel culto della violenza e dei massacri, una volta privati all’interno di Gaza dell’obiettivo paradigmatico dell’esercito Israeliano, non sanno disintossicarsi come per incanto e vanno alla ricerca spasmodica della loro dose quotidiana di sangue mettendo in atto l’unica cosa che sanno fare ammazzandosi tra di loro.

Tra uno scannamento e l’altro, tra un corteo di invasati e l’esplosione di un missile che portano a spasso come nel resto del mondo si conduce a passeggio un barboncino, devono ricorrere al rapimento di un giornalista occidentale per lamentare che una banda di assassini non trova spazi di comunicazione essendo tutti intasati dalle bande più grandi che monopolizzano il mercimonio tra i boss del tritolo e i giornalisti a fotocopia. I poveri terroristi trascurati dai media, nel loro modo allucinato di penetrazione del muro di gomma con cui i giornalisti li circondano, sono stati patetici nel loro fanciullesco tentativo di voler una volta nella loro vita riuscire a parlare. Una volta avuto però il microfono in mano non hanno resistito alla tentazione di scimmiottare la recita che fanno quotidianamente i terroristi con il colletto bianco ed hanno imbastito uno spessore “politico” ripetendo la cantilena delle accuse a Israele. Evidentemente avvertivano l’inadeguatezza del loro andare in giro in branco sparando per aria e poi tornare nelle baraccopoli in cui i boss li tengono rinchiusi da 57 anni come fenomeni da baraccone da esibire alle zitelle della Croce Rossa o agli affaristi dell’Onu o dell’Europa. Forse hanno prestato credito alle stupidaggini che i loro sfruttatori ripetono per dare il contentino agli affaristi della carta stampata ed hanno immaginato che davvero parole come elezioni, partiti, partecipazione, liberazione, stato palestinese ecc potessero divenire realtà e per un attimo hanno immaginato l’impensabile: diciamo ai giornalisti che i problemi dei palestinesi non sono i soldati israeliani ma le sanguisughe che in 57 anni hanno ricettato montagne di petrodollari, di dollari, di sterline, di franchi e di euro al punto che se veramente quella valanga di soldi fosse arrivata ai palestinesi, oggi ognuno di loro sarebbe un ricco possidente. Avrebbero voluto dire ai giornalisti che l’osannato Arafat e tutti coloro che Israele ha tolto di mezzo sono stati la loro rovina e che li hanno condotti da disastro in disastro. Avrebbero voluto dire che sono stanchi di vedere le loro coscienze dilaniate dall’indottrinamento dei loro figli al culto del martirio mentre i figli dei boss o studiano all’estero o se la spassano in ville faraoniche. Ma questo grido di dolore si è strozzato nelle loro gole perché il muro di gomma dell’informazione internazionale ha come al solito distorto la voglia forse genuina che poteva liberarsi fotocopiando i soliti stereotipi dei poveri palestinesi vittime dell’occupazione ecc ecc

Una volta ancora i volenterosi collaborazionisti del potere terroristico hanno pensato di fare il bene del povero palestinese ma in realtà hanno tappato in tutta fretta la falla che si era momentaneamente aperta riconsegnando la possibile fuga alla schiavitù della demagogia, alla violenza degli stereotipi, alla sudditanza agli slogan coniati proprio da chi vuole impedire ai palestinesi stessi di ragionare a fondo sulla vera origine della propria tragedia. Gaza quindi come la Somalia? Gli ingredienti ci sono tutti e la guerra tra bande e tra i signori della guerra è già incominciata mentre l’Occidente è sempre girato dall’altra parte

Continuano quindi i caroselli degli invasati e le parodie dei terroristi con i colletti bianchi davanti agli utili idioti che fanno le marce per chi realizza esattamente il contrario dei valori che vengono sbandierati segregando le donne peggio degli animali, facendo della rapina rango di stato, considerando i bambini con lo stesso amore con cui li trattano gli spacciatori di droga. E i giornali della sinistra non hanno nulla da dire come non ebbero nulla da dire quando furono approvate le leggi razziali. Oggi fanno tanto i commossi e gli indignati con condanne e rivalutazione della memoria, a condizione che non si parli del loro silenzio asfissiante di allora. Tra altri cinquant’anni si vergogneranno del fiancheggiamento di oggi, dei baci ad Arafat e chiederanno perdono almeno alla vedova di Guido Rossa forse massacrato proprio dai mitra forniti dai tanto amati palestinesi ai tanto condannati compagni delle brigate rosse.

Anche questa è memoria.

a.f

 

 

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